Preoccupante scoperta quella fatta dalla squadra mobile della Polizia di Milano durante un'indagine coordinata dal gip Alessandro Santangelo che ha portato all'arresto di otto persone, accusate di rapina aggravata e possesso illegale di armi. Nel fascicolo dell'indagine è entrato a far parte anche un bambino di nove anni che il padre portava con sé quando si recava a rapinare le banche. Il ragazzino è stato filmato da alcune telecamere di sorveglianza, i cui filmati sono stati visionati dalla polizia a seguito di due rapine commesse a Milano.

All'interno della banda, il padre aveva il compito di fare il "palo": mentre i complici entravano all'opera dentro l'istituto per commettere la rapina, lui si occupava di controllare che all'esterno fosse tutto tranquillo, in preparazione dell'eventuale fuga.

Il fatto allarmante è che proprio durante le rapine il padre portava il figlio di nove anni, a suo dire perché non sapeva dove lasciarlo. Secondo gli inquirenti invece, la presenza del bambino serviva a non fare richiamare l'attenzione all'esterno della banca in quanto un padre con il proprio figlio fuori da un istituto di credito non crea allarme, come nel caso in cui fosse solo.

Secondo quanto apprendiamo dal sito internet del Corriere della Sera, l'uomo portava spesso il bambino con sé, anche se i complici non condividevano molto la sua decisione. Come spesso accade, a volte la stabilità dei minori è compromessa dall'atteggiamento irresponsabile degli adulti, che a causa dei loro comportamenti segnano irrimediabilmente la loro vita. Uno degli ultimi casi è accaduto da circa un mese in provincia di Roma, dove durante l'ennesimo femminicidio una bambina di nove anni è stata testimone dell'uccisione della madre da parte del padre, che in seguito si è tolto la vita.

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La tentata rapina ai danni di Ubi Banca

Esattamente il 12 luglio 2014, il gruppo di criminali ha tentato di portare a termine una rapina alla filiale Ubi Banca sita in piazza Borromeo, a Milano. In quell'occasione, a entrare in azione furono quattro uomini parzialmente travestiti, che dopo essere entrati nell'istituto hanno intimato ai dipendenti e ai clienti presenti di radunarsi in un'unica stanza, oltre a consegnare i soldi che si trovavano in cassaforte e all'interno delle casse. Presi dal panico però, pensando che un dipendente avesse fatto in tempo ad attivare l'allarme antirapina, desistono dal loro intento criminale e si danno alla fuga.

Il colpo del mese successivo

Essendo rimasi delusi per la mancata rapina a Ubi Banca, dopo poco meno di un mese la banda di criminali organizza un altro colpo, questa volta alla filiale Unicredit di piazza Busan, sempre a Milano. In questo caso furono tre gli uomini a entrare in azione, mentre il quarto, il padre del ragazzino, rimase all'esterno in appoggio, come dimostrano anche le telecamere di sorveglianza dell'istituto poste all'esterno.

Questa volta la rapina riesce, i dipendenti e i clienti, come prassi, sono radunati mentre al direttore è intimato di provvedere allo sblocco della cassaforte centrale temporizzata, riuscendo a racimolare 120 mila euro.