Violentate più volte in una giornata e costrette a subire torture e vessazioni che, solo al ricordo, fanno sentire ancora su di sé i dolori atroci provati in quei momenti, nel corpo e nell'anima. Tre donne yazidi, spose di militanti dell'Isis, sono riuscite a scappar via dal loro calvario e, per denunciare e mettere in guardia sugli orrori che i terroristi dello Stato islamico perpetrano sulle donne, hanno parlato all'Università di Londra, raccontando quanto hanno dovuto sopportare nel corso della loro schiavitù. Le ragazze, adesso, sono assistite dalla Amar, fondazione che aiuta e segue le persone danneggiate dai conflitti.

Sigarette spente sul corpo e stupri senza fine: l'orrore delle spose dei jihadisti

La prima a parlare di fronte agli studenti londinesi è stata Noor.

Racconta che il suo carnefice aveva l'abitudine di usarla come "posacenere", spegnendole continuamente addosso, sulle gambe, sulle spalle e sullo stomaco, i mozziconi delle sigarette. Quelle cicatrici resteranno sempre sul suo corpo, come segno indelebile di sofferenze atroci, che in alcuni momenti le hanno fatto invocare la morte, purché avessero fine. Per provare a fuggire dagli stupri e dalle torture, la ragazza ha provato a scappare ma, scoperta e bloccata da sei guardie, è stata violentata.

Bushra, invece, ha provato fin da subito a farla finita. Quando è stata rapita ed è finita sottomessa ad un terrorista dell'Isis, sospettando a cosa andasse incontro, ha preferito ferirsi, con la speranza di morire. Tuttavia è riuscita a salvarsi e, una volta portata a casa dall'ospedale, è stata immediatamente legata al letto e stuprata più volte.

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Mentre veniva violentata, la ragazza sentiva le urla strazianti della sorella, di appena 14 anni, anche lei costretta a subire terribili violenze senza poter ribellarsi.

La terza testimonianza è quella di Munira, la quale esordisce dicendo che, ad appena 15 anni, ha subito uno stupro da parte di un 60enne. Ricorda di essere stata tenuta prigioniera in una piccola stanza, con una sola finestra, insieme ad altre donne e bambine. Tra gli studenti di Londra, cala un silenzio spettrale quando la giovane afferma di aver visto bambine di 6 anni violentate dai miliziani dell'Isis. Anche lei è stata violentata più volte, fino a restarne ferita e a sanguinare copiosamente ogni giorno.

Qualcuno dei presenti in aula, provando a mettere in dubbio la veridicità dei racconti delle ragazze, riporta l'esempio di Yusra Hussien, studentessa di Bristol che circa un anno fa si è recata nel Medio Oriente per unirsi ad uno jihadista. Tramite i social network, la ragazza avrebbe comunicato che sta facendo vita da nababba, con una bella casa, tanti soldi e tutte le comodità che una ragazza di 15 anni potrebbe desiderare.

Le tre giovani che hanno già vissuto l'esperienza, mettono in guardia da queste descrizioni, definendole come strumenti di propaganda, "specchietti per le allodole" per attirare ragazze e farne le loro schiave sessuali. "Non andate, sono criminali" l'appello accorato di queste tre giovani donne riuscite a sfuggire clamorosamente dall'inferno dell'Isis.