Zakaria Ben Hassine aveva 52 anni, moglie italiana e quattro figli da mantenere in Puglia. Non c'è lavoro, ma lui non si arrende e si accontenta di raccogliere l'uva sotto il sole cocente per 5 euro l'ora. Zakaria è morto per meno di 5 euro all'ora, Zakaria è il terzo bracciante, in pochi giorni, a cadere vittima delle fatiche e dello sfruttamento disumano.

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L'uomo è crollato mentre stava lavorando per l'azienda agricola Galluzzi di Polignano a Mare a cira quaranta chilometri da Bari. Ogni giornata di lavoro comincia prima delle quattro, ancor prima che nasca il sole: Zakaria non ce l'ha più fatta, è caduto esanime al suolo all'una, dopo otto ore di lavoro.

Inutili i soccorsi immediatamente chiamati da una donna che lavorava insieme a lui: il primo esito della morte è di quelli che fanno rabbrividire, ovvero 'morte naturale'.

Vittime dello sfruttamento sul lavoro in Puglia
Vittime dello sfruttamento sul lavoro in Puglia

Paola, Zakaria, Mohamed, le vittime dello sfruttamento

Pochi giorni fa, era toccato a Paola, 49 anni, stroncata da un malore a San Giorgio Jonico in provincia di Taranto: anche lei vittima dello sfruttamento e della 'fame'.

Sono i 'caporali' ad assumere i braccianti: i più 'fortunati' sono sotto contratto ma anche qui ci sarebbe parecchio da discutere. La busta paga dovrebbe aggirarsi sulle 50 euro al giorno, ma, di solito, vengono trattenuti 5 euro al giorno per il trasporto, altri 3 euro e mezzo per il panino e persino un altro euro e mezzo per mettere a disposizione un po' d'acqua: insomma, alla fine della fiera, chi lavora nelle campagne pugliesi, non riesce a prendere più di 30 euro l'ora, per turni minimi di sei ore che, spesso, per esigenze dei datori di lavoro, diventano sette, otto, anche nove.

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A Nardò, il 21 luglio scorso, è morto Mohamed, un bracciante sudanese, anche lui stroncato da un malore dopo aver lavorato sotto il sole per diverse ore, con quaranta gradi: qui si lavora a cottimo, la paga è di 3,5 euro ogni cassetta di pomodori riempita. Ogni cassetta, quando è piena, pesa tre quintali.

L'Italia che muore per pochi euro: Renzi, dove sei?

Questa è l'Italia di cui non si parla, l'Italia che muore per pochi euro, l'Italia che soffre in silenzio e che dignitosamente subisce le vergogne e l'opulenza della classe politica che, incurante della povertà, è solo capace di non farsi toccare i vitalizi e le pensioni d'oro.

'Sul Sud basta piagnistei, basta piangersi addosso: rimbocchiamoci le maniche' aveva detto pochi giorni fa Matteo Renzi: i lavoratori, quelli veri, le maniche se le rimboccano eccome, caro Premier, anche a costo, purtroppo, di sacrificare la propria vita. Chissà come la penserebbe il Presidente del Consiglio se un bel giorno toccasse anche a lui alzarsi alle due e mezza di notte, raccogliere uva sotto il sole con il rischio di morire.

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