Malta è diventata un paradiso per il crimine organizzato? Essere strategici, al centro del Mediterraneo, è sempre stato il destino dei Maltesi: greci, arabi, veneziani, turchi, inglesi ed ora la 'ndrangheta. L'isola si presta benissimo: è uno Stato autonomo, con proprie leggi (come l'Albania ed il Montenegro, ampiamente utilizzati per i più vari traffici dalla criminalità pugliese) ed è abbastanza piccolo per essere corrotto. Per fare un esempio di quali vantaggi esistano in una situazione del genere, si pensi a Cipro: analoghe caratteristiche socio-politiche, qui gli oligarchi russi ed i mediorientali ricchi sono i migliori clienti delle banche cipriote.

Quando Cipro ha rischiato il default economico, i brividi sono corsi in almeno tre continenti, nella zona che i guru economici chiamano EMEA (Europa, Middle East, Asia).

La mafia imprenditrice

A Malta, così vicina all'Italia e Stato indipendente, alcune cosche mafiose calabresi vi hanno pesantemente investito, in cambio di favori e protezione ai più alti livelli. Sembra il rapporto tra la Cuba di Batista e le famiglie mafiose statunitensi. La realtà economico-finanziaria maltese, retaggio del dominio inglese, aiuta molto. L'isola ha una buona struttura bancaria e non è indietro rispetto alle tecnologie web ed e-commerce; è infatti presente una divisione strategica di Amazon, frutto della locale politica di attrazione degli investitori stranieri. In questo contesto, la 'ndrangheta “dal colletto bianco” ha visto grandi possibilità, al riparo dalle leggi italiane, non lontano dalla Calabria.

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L'invasione dell'isola è iniziata con la presa del controllo (anche con “metodi forti”) di oltre 1500 agenzie di gioco e scommesse: successivamente le 'ndrine hanno monopolizzato il betting via web, che consente di giocare d'azzardo senza limiti territoriali. Una situazione simile è presente in Lituania, ma è a Malta che le cosche reggine hanno installato la più grande lavatrice di soldi sporchi.

Monopolio delle scommesse per riciclare il denaro

Qui si è già assistito ad infiltrazioni mafiose, ma per la prima volta le indagini hanno dimostrato dove sia arrivata la connivenza con i poteri politici e finanziari, come raccontato su L'Espresso in un articolo del 9 settembre nell'edizione online. L'inchiesta Gambling evidenzia il nome di Iusif Galea, ex membro dell'autorità maltese di vigilanza sulle scommesse e legato all'ex commissario europeo John Dalli, costretto a dimettersi per un’indagine avviata dall’Olaf (l’ufficio antifrode dell’Ue). Altro nome è quello di David Gonzi, figlio dell'ex premier e titolare di uno dei più prestigiosi studi legali dell'isola, specializzato nel settore betting.

Gonzi e Galea sono indagati per i loro ruoli in società utilizzate dagli imprenditori calabresi per la raccolta dei soldi delle scommesse. Il collettore fra la 'ndrangheta e la Malta “potente” è Mario Gennaro, ex rapinatore reggino: grazie al poker, ha agganciato professionisti e politici che gli hanno consentito di organizzare un torneo addirittura sovvenzionato dalla Regione Calabria, ma anche professionisti del betting come Riccardo Tamiro (ex responsabile per l'Inghilterra della Betshop, poi consulente a Malta della Aycons -monopolista maltese delle scommesse- e poi volto televisivo della Skirmony, che ha il diretto controllo della società maltese di scommesse Gamelux). Gli inquirenti sono convinti che Tamiro sia il referente mafioso di zona. Le indagini continuano.