Mentre si attende la convocazione degli interrogatori delle persone indagate, continuano senza sosta gli esami scientifici dei Ris di Parma sulla grande quantità repertato nei forni e nei locali interni della fonderia di Marcheno, in provincia di Brescia dove lo scorso 8 ottobre è stato visto vivo per l'ultima volta il contitolare dell'azienda Mario Bozzoli. Gli investigatori sperano infatti di individuare dei frammenti ossei o un perno in titanio di una protesi dentale, elementi che potrebbero determinare una svolta nell'ambito della scomparsa dell'imprenditore bresciano.
Delitto Bozzoli a Brescia: quattro gli iscritti nel registro degli indagati
Al momento, nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Brescia risultano iscritti due nipoti dell'uomo scomparso - Giacomo e Alex Bozzoli, indagati a piede libero per concorso nell'omicidio volontario dello zio e distruzione di cadavere - e due dipendenti della fonderia dove l'uomo fu visto per l'ultima volta vivo, Oscar Maggi e Aboagye Akwasi. L'inchiesta è ormai focalizzata sui legami familiari e sui rapporti alquanto burrascosi nella famiglia Bozzoli. Secondo gli indizi fin qui raccolti gli inquirenti sembra non abbiano più perplessità. L'uomo scomparso è stato ucciso e il movente del delitto è da ricercare nei forti dissidi tra i familiari.
Queste le ipotesi dell'accusa nei confronti degli indagati contro i quali gli inquirenti ritengono di aver già trovato "indizi pesanti" che comunque si dovranno trasformare in "prove" nel corso di un eventuale processo.
Reperti all'esame del Ris di Parma, si cerca perno in titanio di protesi
Ma resta ancora da trovare la "prova regina", ovvero l'elemento biologico che possa provare con certezza che Mario Bozzoli sia stato ammazzato e poi buttato in uno dei tre forni presenti nella fonderia.
Sul movente del delitto il principale indizio sta nelle relazioni difficili tra Mario Bozzoli e la famiglia del fratello Adelio, socio dell'azienda. In particolare con un nipote, Giacomo Bozzoli, il quale, già in passato e in più occasioni, avrebbe detto: "Prima o poi uccido mio zio". Sullo sfondo della scomparsa dell'imprenditore, anche le indagini sulla morte di Giuseppe Ghirardini, uno dei dipendenti dell'azienda, presente nella fonderia il giorno della scomparsa, trovato morto in campagna - dieci giorni dopo la scomparsa di Mario Bozzoli - per avvelenamento da cianuro.