In attesa del processo per l'omicidio di Yara Gambirasio, che riprenderà il prossimo 11 dicembre, continuiamo ad analizzare quanto è emerso finora nel processo a Massimo Bossetti. Nell'ultima udienza, ci sono stati momenti di tensione tra l'accusa e la difesa in merito alle frequentazioni di Bossetti in quel di Brembate. Tutti i testimoni interpellati, tra i quali gestori di attività commerciali (tabaccai, edicolanti, estetiste, commercialista, ristoratori), hanno confermato la presenza dell'uomo in vari periodi, cosa assolutamente normale per chiunque viva in quella zona.

L'ora della morte di Yara e il mistero del Dna

L'ora della morte di Yara Gambirasio viene definita in un range compreso tra le due e le otto ore dalla sua sparizione, e questo cambierebbe molto la situazione di  Massimo Bossetti, considerando che in quell'intervallo egli si trovava a casa sua in compagnia della moglie e dei figli.

Dalle analisi sui vestiti indossati dalla povera Yara, risulta la presenza di una traccia di Dna completo, contenente sia la parte nucleare che quella mitocondriale, evidente anche "a occhio nudo", molto corposa, situata sul polsino del giubbotto della vittima. Questo Dna appartiene all'allenatrice Silvia Brena, che quel giorno non si era incontrata con Yara. Questa traccia non è stata mai analizzata a fondo, né è stata fornita alcuna spiegazione sul motivo per il quale potesse trovarsi lì, mentre un'altra traccia di Dna incompleto, invisibile a occhio nudo, molto meno corposa della precedente, è stata analizzata a fondo ed attribuita a "Ignoto 1", che secondo quanto sostenuto dall'accusa sarebbe riconducibile a Bossetti.

Anche se tale Dna nucleare, che ricordiamo consente di individuare la linea paterna, possa essere attribuito, come sostiene l'accusa, a Massimo Bossetti, nel momento in cui associato ad esso è presente solamente un Dna-mitocondriale (che individua la linea materna) riconducibile a Yara o ad una sua parente per parte di madre, ma non all'imputato, questo deve far dedurre che:

  • esisterebbe un fratellastro (illegittimo) di Yara Gambirasio con Guerinoni e la Panarese e/o Cortese (mamma o nonna di Yara) 
  • c'è un errore a monte, perché non esiste fratellastro, ma semplicemente un parente di Yara (consapevole o non consapevole ), che ha lasciato tale traccia.

I Reperti piliferi e le testimonianze

Sono stati trovati sette reperti piliferi mai analizzati a fondo, escluso uno, attribuito al ramo femminile di una compagna di classe di Yara Gambirasio. Esiste soprattutto il mistero dell'assoluta mancanza di qualsiasi tipo di impronta riconducibile ai genitori della ragazzina e ai suoi tre fratelli.

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Infatti, nessuna impronta di familiari è stata riscontrata sul giubbotto di Yara, che secondo le testimonianze veniva normalmente appeso nella casa di famiglia, dunque la presenza di impronte sarebbe stata assolutamente normale.

Ci sono, inoltre, testimonianze rese da persone che frequentavano il centro sportivo e la palestra dove si allenava Yara Gambirasio, che presentano incredibili incoerenze e contraddizioni mai spiegate: i "non so" e i "non ricordo" espressi al processo da alcune di queste persone lasciano interdetti, considerato che si riferiscono ad avvenimenti per i quali non è umanamente possibile non ricordare.

Rimangono quindi aperte e non ancora chiarite le esatte collocazioni di una serie di personaggi sullo scacchiere dei luoghi interessati dai fatti della tragedia di Yara Gambirasio. Dove si trovavano alcune persone all'ora indicata? Dov'erano certi mezzi di trasporto? Tutta la serie di elementi "oggettivi", inclusi quelli inseriti nella prima parte del nostro articolo, tendono a trasmettere la sensazione che l'ipotesi delittuosa proposta dall'accusa abbia qualche grossa lacuna.

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