ll mandato professionale conferito all’avvocato per espletare la propria attivitànon deve essere per forza in forma scritta. Esso può essere conferito con ogni forma idonea a manifestare il consenso delle parti sia qualora si tratti di una consulenza o di un'attività stragiudiziale. Tale incarico, in quanto atto a rilevanza interna, conferma appunto l’attività professionale dell’avvocato dalla quale poi discende il pagamento della prestazione.

La procura alle liti, invece poiché è idonea a conferire al legale la rappresentanza processuale della parte nel giudizio, deve necessariamente rivestire a pena di invalidità la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata. A dirlo è stata proprio una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha statuito che anche una e-mail può essere idonea a provare l'esistenza del conferimento del mandato dato all'avvocato.

L'email può contenere anche un mandato professionale

La presente pronuncia quindi dimostra di stare al passo con i tempi moderni che incoraggiano l’uso degli strumenti tecnologici per qualunque tipo di attività, abbracciando inoltre un orientamento giurisprudenziale espresso già con una pronuncia del 2004. La sentenza n.8850 aveva infatti riconosciuto validità al mandato conferito in forma verbale, evidenziando che la relativa prova poteva esser data in via presuntiva, attraverso indizi plurimi, concordanti e precisi.

La vicenda da cui da cui trae origine la sentenza della Corte di Cassazione riguarda un legale che non era stato ammesso al passivo di una procedura fallimentare aperta nei confronti di una società sua cliente. Il legale vantava infatti un credito a titolo di corrispettivo per prestazioni professionali nei confronti della società poi fallita. Il giudice delegato in 1^ grado aveva negato il credito da lui vantato, poiché aveva ritenuto che l’avvocato avesse in realtà effettuato prestazioni per società diverse da quelle poi fallita e comunque senza un formale incarico.

L’avvocato decide di proporre ricorso in Cassazione anche perché non erano state prese in considerazione sia la corrispondenza elettronica intercorsa con gli amministratori della società sia dei documenti stranieri non tradotti in lingua italiana (Corte di Cassazione sentenza n. 2319/2016). Il ricorrente per quanto riguarda ii documenti ha sottolineato che la lingua italiana è necessaria solo per gli atti processuali in senso proprio e non anche per i documenti stranieri.

Nei casi in cui invece ci sia contestazione degli stessi, come appunto è successo in questo caso, è necessario procedere alla nomina di un traduttore, dovendosi ritenere acquisiti i documenti prodotti in giudizio

La Cassazione: ok alla pluralità di forme per il mandato

La Suprema Corte, accogliendo il ricorso dell’avvocato, ha condiviso innanzitutto le doglianze fatte valere sui documenti. Gli Ermellini hanno evidenziato che i giudici di merito avrebbero dovuto sollecitare un'idonea rappresentazione linguistica comprensibile, dovendo quindi procedere alla convocazione di un traduttore.

La Corte di Cassazione ha precisato che il ricevimento del mandato professionale per l'espletamento di attività di consulenza da parte del legale prescinde dal rispetto di una specifica forma, non essendo infatti un 'atto formale'. Ne consegue che il magistrato può ammettere l'interessato a provare, anche con testimoni, sia il contratto che il suo contenuto. Per info. di diritto premete il tasto segui accanto al mio nome.

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