Le vittime sono 142ma il numero potrebbe aumentare. Alla periferia di Damasco, vicino il tempio sciita di Sayyida Zeinab, un'autobomba e due attacchi kamikaze hanno provocato 83 morti e 178 feriti, parecchi giovanissimi visto che nell'area sono presenti alcune scuole e le esplosioni sono avvenute in concomitanza con l'orario di fine delle lezioni. L'altro attacco è avvenuto in una regione centrale del Paese, nella città di Homs, fedele al regime di Assad. Sono 59 le vittime di due autobombe e quasi un centinaio i feriti.

I jihadisti hanno perso la città di Al-Shadadi

Lo Stato Islamico ha rivendicato entrambe le stragi ma, per quanto devastante, è la risposta disperata di chi sta per essere sbaragliato sul campo. Sono due gli eserciti che avanzano verso Raqqa, roccaforte del Califfato in Siria. Il primo è quello del regime di Assad- che oltretutto ha da tempo aperto un fronte diretto con l'Isis ad est di Aleppo - con i suoi alleati sciiti (hezbollah libanesi, pasdaran iraniani e combattenti iracheni), coperto dall'aviazione russa.

Il secondo esercito è composto dalle Forze Democratiche Siriane, guidate dai curdo-siriani dell'Ygp che godono del supporto logistico degli Stati Uniti e che due giorni fa hanno strappato all'Isis la città di Al-Shadadi. I recentissimi colloqui tra il segretario di Stato americano, John Kerry, ed il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, potrebbero favorire un'azione separata ma in realtà coordinata tra le due forze militari.

Con buona pace della Turchia, che continua ad attaccare l'Ygp al confine con la Siria ma che in questa azione rischia di acuire i contrasti con la Russia e di essere isolata anche dagli americani.

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