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Si tratta di un vero e proprio atto intimidatorio, l'incendio doloso che ha distrutto i due magazzini della sanitaria Sant'Elia nella tarda serata di ieri a Reggio Calabria. La sanitaria Sant'Elia è di proprietà di Tiberio Bentivoglio, imprenditore che da anni lotta contro la criminalità organizzata. In una terra difficile da gestire, per via delle pericolose infiltrazioni criminali a stampo mafioso, l'imprenditore Tiberio Bentivoglio ha più volte espresso il suo 'no' al pizzo. Proprio questo suo modo di far antimafia, è stata la causa che ha portato i malviventi a procurargli questo terribile atto intimidatorio.

La polizia scientifica avrebbe rinvenuto un tappo di plastica e tracce di una tanica di benzina

Sarebbero queste, infatti, secondo le prime ipotesi degli inquirenti, le armi usate dai malviventi per appiccare il fuoco, attorno alle 23.30 di ieri, ai danni della sanitaria Sant'Elia. Nonostante il pronto intervento del personale dei Vigili del Fuoco, dell'edificio, a causa delle fiamme alte, è rimasto ben poco.

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In Calabria, regione più povera d'Italia, Tiberio è rimasto uno dei pochi imprenditori che si sono palesemente dichiarati testimoni di giustizia. Quello di domenica non risulta essere l'unico atto intimidatorio e criminale ai danni dell'imprenditore reggino. Infatti, l'imprenditore che ha deciso di ribellarsi alla criminalità organizzata diffusa nella sua terra, nel corso di più di vent'anni di imprenditoria ha subito otto attentati. Proprio per questo motivo Tiberio Bentivoglio è costretto a vivere sotto scorta. Dopo questo ultimo terribile attacco subito dall'imprenditore, solidarietà è stata espressa da grandi esponenti politici e non solo.

Il sindaco Falcomatà ha riunito tutti i cittadini 'onesti' alle 19 nel luogo dell'intimidazione

Messaggio forte e chiaro, quello del sindaco del Partito Democratico, che vuol manifestare tutta la solidarietà e vicinanza della 'Reggio onesta' ad un personaggio importante per la città di Reggio Calabria. Messaggi di solidarietà sono arrivati anche dalla presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, che ha definito questo episodio 'un fatto grave'.

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