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Non si ferma lo tsunami mediatico contro Doina Matei. In questi giorni la ragazza è stata al centro di infuocati dibattiti, per aver postato su Facebook una sua foto in costume al Lido di Venezia, mentre era in semilibertà. L'indignazione dell'opinione pubblica contro colei che è stata ribattezzata il killer dell'ombrello si è fatta subito sentire. Il magistrato di Sorveglianza di Venezia non ha pensato due volte a sospenderle la semilibertà e farle scontare la pena residua nel carcere lagunare della Giudecca.

Doina non ha preso bene la notizia, si vedeva già in affidamento ai servizi sociali e accanto ai suoi figli. Ma non è finita qui, nei prossimi giorni la rumena finirà di nuovo nell'occhio del ciclone grazie ad un'esclusiva di Tiscali.it. 

Risarcimento e reinserimento di Doina

Tiscali.it ha pubblicato il 15 aprile 2016 le copie dei documenti che attestano la condanna della ragazza per l'omicidio di Vanessa Russo e il giudizio positivo da parte del tribunale umbro per il reinserimento della Matei nei servizi sociali presso la cooperativa Il Cerchio di Venezia.

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Doina è in carcere dall'aprile del 2007. E' stata condannata a 16 anni, ma nei primi otto anni trascorsi tra le sbarre già ha usufruito di alcuni permessi premio. I documenti reperibili direttamente sul sito Tiscali.it cliccando sulla voce "i documenti esclusivi" spiegano come i giudici siano arrivati alla decisione di concedere alla trentenne la tanto discussa semilibertà.

Non solo, ma la sua pena sarebbe stata ridotta di 12 giorni perché quando è stata in carcere a Perugia ha scontato 129 giorni  in una cella di 3,93 metri quadri munita di letto a castello: spazio troppo ridotto per viverci umanamente. A Doina le è stato concesso di uscire dalla stanza solo quattro ore e mezzo al giorno. La Matei più volte ha lamentato questi elementi e con l'assistenza del suo avvocato ha inoltrato ricorso.

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Il giudice Piercarlo Frabotta presa visione dei fatti dichiarati, ha ritenuto valida la richiesta della Matei poiché la sua condizione di reclusa viola l'articolo 3 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Pertanto il suo risarcimento è stato accolto e lo Stato italiano dovrà pagare il danno arrecatole, diminuendo la sua pena residua di 12 giorni.      

Chissà dopo questa doccia fredda come reagirà la famiglia della povera Vanessa Russo? Il padre della vittima chiede addirittura la pena di morte per il modo crudele in cui sua figlia è stata uccisa e i social sono dalla sua parte.