Ancora uno scandalo a opera di un istituto di credito bancario, accusato di violazione delle disposizioni che dovrebbero impedire il riciclaggio di denaro 'sporco'. La banca coinvolta è la BSI (Banca della Svizzera Italiana), una delle più antiche di Lugano nata nel 1873 e specializzatasi, con il passare del tempo, nella gestione del patrimonio e nel servizio alla clientela. Negli anni il gruppo si è espanso aprendo succursali o sedi di rappresentanza a Zurigo, St.Moritz, in Sud America (Venezuela), Hong Kong, Principato di Monaco, Losanna, Singapore, Bahrein, Italia (Milano e Como) e Panama.

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Nel settembre 2015 BSI viene acquisita dal Gruppo bancario brasiliano 'BTG Pactual' che ha acquistato, nel luglio 2014, il 100% delle sue azioni in seguito al benestare della FINMA, la più grande autorità di vigilanza del mercato svizzero.

Lo scandalo BSI

L'accusa alla BSI viene fatta in seguito agli ulteriori controlli cui è stata sottoposta dalla FINMA, che già nel 2013 le aveva intimato maggiore trasparenza in relazione a particolari rapporti finanziari con alcuni politici malesi; personaggi coinvolti nel default della banca 1MDB (Malasya Development Bank), che nel 2012 non aveva rimborsato gli interessi (50 milioni di dollari), dovuti dall'emissione di bond garantiti dal fondo sovrano di Abu Dhabi Ipic 'dirottati' verso altri portafogli.

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Oggi lo scandalo sembrerebbe essere cresciuto e coinvolgerebbe personaggi di spicco della città Malese 'Kuala Lumpur', accusati di aver sottratto a svariate società statali quattro miliardi di dollari; denaro che sarebbe stato 'ripulito' per evadere il fisco, su conti privati in altre banche straniere; fra queste anche la BSI.

Senza scrupoli

Il caso sta allarmando le banche, gli azionisti e correntisti che detengono i loro risparmi e la piena fiducia nel sistema che attualmente risulta invece non proprio eccellente.

Così sembra chiaro comprendere il perché dell'acquisizione della BSI che si è resa forse inconsapevole complice delle sporche attività illecite di personaggi senza scrupoli. Le accuse sono di riciclaggio di denaro del fondo sovrano malese e di appropriazione indebita destinata a finanziare qualche politico di spicco. La vicenda sembrerebbe però non fermarsi alla BSI e coinvolgerebbe, a detta di 'Il Fatto Quotidiano', numerose banche occidentali 'analizzate' da importanti Istituti monetari di altre Nazioni, che le stanno ponendo in relazione alle 'dubbie' operazioni svoltesi nel paradiso fiscale della penisola malese.

Per contrastare l'accusa di riciclaggio mossa dai governi e da altre istituzioni, il Consiglio per lo sviluppo economico del Paese comunica che "Singapore non è un paradiso fiscale ma un centro a valore aggiunto", ovviamente non responsabile delle opportunità che offre e dell'attrazione che ha verso chi vuole investire o aprire nuove imprese. In attesa di essere aggiornati sullo scandalo che sembrerebbe coinvolgere più banche senza scrupoli, Bankitalia (Gruppo che detiene l'autorità di vigilanza degli istituti di credito italiano), potrebbe a breve comunicarci nuovi ed eccellenti nomi che legano la finanza italiana ai paradisi dell'Evasione Fiscale.

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