A Giugliano, nel napoletano, i carabinieri del NOE, coordinati dalla procura di Napoli, hanno messo agli arresti domiciliari 14 persone, accusate di aver dato vita ad un articolato sistema incline altraffico illecito di rifiuti attraverso la creazione di falsi documenti di trasporto e falsi certificati di analisi. Tutto questo è partito da una denuncia anonima.

Lo svolgimento dell'indagine

L'indagine, portata avanti dal Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri di Caserta, è partita da una dichiarazione anonima in cui veniva denunciata un'attività illecita di raccolta, stoccaggio e smercio di inerti da demolizione assegnati presso la ditta "San Severino Ricomposizioni ambientali srl".

Le forze dell'ordine hanno smascherato un traffico di rifiuti che ha prodotto oltre 250mila tonnellate di spazzatura smaltite illecitamente presso due cave, la San Severino e la Neos di Giugliano, situate nel centro della Terra dei fuochi. Tale situazione ha portato ad un danno ambientale enorme. Gli indagati sono complessivamente 39 e le due cave sono state sequestrate, insieme ai mezzi di diverse ditte ed altri impianti.

La gestione illegale dei rifiuti

La gestione di tali rifiuti avveniva attraverso l'affiancamento di varie condotte illecite. Tra queste c'era la miscelazione illegale dei materiali, l'assenza di macchinari predisposti al corretto svolgimento delle proprie funzioni, la mancanza di valide e costanti analisi sui rifiuti, la provenienza dei materiali da imprese non autorizzate a riceverli e la miscelazione di rifiuti non pericolosi senza analisi adeguate. I comportamenti adottati e la gravità di tali modalità di smaltimento illegale hanno evidenziato un forte danno per l'ambiente.

Lo smaltimento nella cava San Severino

La ditta San Severino è autorizzata a svolgere dei lavori di ricomposizione ambientale, ovvero quelle attività aventi lo scopo di assestare i luoghi tendenti alla salvaguardia dell'ambiente e al mantenimento dell'opportunità di riuso del suolo. In realtà, dopo lo smascheramento della NEO, è venutaalla luce la notizia riguardante lo smaltimento illecito dei rifiuti all'interno di essa.

Questi ultimi provenivano da demolizioni di edifici e venivano eliminati senza essere sottoposti ai normali processi di separazione, vagliatura e macinazione mediante macchinari predisposti allo svolgimento di tali funzioni. Peraltro l'area della cava coincide con quella indicata, precedentemente, dal collaboratore di giustizia Nunzio Perrella che, grazie all'aiuto dei militari, aveva già dimostrato l'attività illecita portata avanti in quella zona.

Lo smaltimento della cava Neos

L'impresa Neos, sempre ubicata nel comune di Giugliano in Campania, è l'altra protagonista di tale vicenda. Le forze dell'ordine, in tal caso, hanno dimostrato come i rifiuti, provenienti da demolizioni, venissero mescolati con la pozzolana (piroclastite sciolta utilizzata soprattutto nell'industria edile). I controlli, infatti, hanno immediatamente verificato la particolare fragilità dei mattoni destinati all'edilizia civile.

Altre attività illegali hanno riguardato anche le operazioni di ripulitura dell'alveo in Via Cirillo del comune di Quarto, dove gli indagati svolgevano azioni di smaltimento illegale dei rifiuti mediante abbancamento sui bordi del canale stesso e nei terreni circostanti.

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