IlConsiglio Nazionale Forensecon la sentenza n. 160 pubblicata pochi giorni fa sul sito istituzionale, statuisce su taluni doveri che fanno da irrinunciabile cornice allo svolgimento della professione forense. I riferimenti sono ai doveri di lealtà, correttezza e colleganza. In virtù di codesti principi, si afferma, che l'avvocato che nonostante l'avvertimento del ritardo del collega di controparte in udienza (ritardo dovuto ad un guasto dell'auto), chieda al giudice di procedere alla trattazione della causa, dando atto dell'assenza dell'altro avvocato.

Il CNF, pertanto, ha rigettato il ricorso proposto da un avvocato contro una decisione del Consiglio dell'Ordine di Trento. Dalla decisione è derivata una sanzione disciplinare dell'avvertimento per non aver aspettato l'arrivo in aula del collega, nonostante l'avviso del ritardo e nonostante la conoscenza della natura dell'ostacolo che ha generato il mancato rispetto dell'orario dell'inizio dell'udienza. Dal verbale risultava in modo chiaro che l'avvocato considerato in colpa era a conoscenza del ritardo.

L'avvocato che ha avuto il problema al veicolo, ha sottoposto l'accaduto al vaglio del Consiglio d'Ordine di appartenenza, e di fatto la risposta ricevuta è conforme alle sue aspettative. A tal proposito è stata irrogata la sanzione disciplinare dell'avvertimento (un richiamo comunicato con lettera del presidente del Consiglio dell'Ordine di appartenenza, sulla mancanza posta in essere e contenente l'esortazione a non reiterarla nuovamente).

CNF conferma la presenza di un comportamento "indisciplinato"

Il legale incolpato di non aver atteso il collega, ha eccepito le sue difese, che consistono essenzialmente nell'obiezione del ritardo comunicato alla cancelleria, anziché presso il suo studio e nella non chiara quantificazione temporale del ritardo, e quindi del tempo esatto in cui doveva consistere la sua attesa fisica in tribunale.

Inoltre, adduceva che durante tutta la fase del processo, il collega si era già reso protagonista di talune iniziative per così dire dilatorie in merito all'andamento dello svolgimento di esso. Il CNF ha replicato che la condotta dell'avvocato incolpato non risulti rispettosa dei doveri di diligenza esplicitamente previsti dal codice deontologico.

Il difensore ha atteso solo cinque minuti; tempo non ragionevole per chiedere al giudice la fissazione della precisazione delle conclusioni, provocando in tal modo la decadenza della controparte di far sentire il teste e di tutte le altre strategie difensive. In merito ad una eventuale esimente del comportamento dell'avvocato, anche un'accertata forma di depressione, non esonera il professionista dal pedissequo rispetto del dovere di diligenza.