Pensioni di invalidità per “retribuire” le famiglie degli affiliati di camorra. Accadeva a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, dove ieri mattina guardia di finanza e Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) partenopea hanno portato alla luce un complesso sistema criminale gestito dalla cosca dei Mallardo. 33 persone sono state arrestate, altre 53 risultano indagate a vario titolo nella truffa all’Inps che ha anche portato al sequestro di 9 milioni di euro in beni.

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Scattano le manette 

L’operazione che ha svelato la truffa all'Inps messa in piedi dalla camorra è stata effettuata ieri dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, guidati dal colonnello Giovanni Salerno, e dai militari del Gico, agli ordini del tenente colonnello Giuseppe Furciniti, che hanno eseguito i provvedimenti cautelari riguardanti arresti e sequestro nei confronti dei responsabili. 

Stando a quanto accertato dall’Antimafia da molti anni centinaia di soggetti percepivano pensioni di invalidità o di accompagnamento senza avere i requisiti previsti dalla legge e in diversi casi, senza che fosse stata presentata l’istanza per il riconoscimento della stessa pensione.

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La regia era del clan di camorra dei Mallardo, considerato egemone sul territorio di Giugliano. Tra i destinatari dei provvedimenti anche 3 funzionari del Comune direttamente collegati alla cosca. Il sistema era sorto per fornire alle famiglie degli affiliati al clan la cosiddetta “mesata”, ma non solo. Era anche un modo per creare consenso popolare e diretti vantaggi economici, dato che gli arretrati venivano lasciati nella disponibilità dell’organizzazione criminali.

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Pensioni

Obiettivo: recuperare le somme percepite 

I parenti e gli esponenti del clan di camorra, praticamente tutti quelli che avevano ottenuto i benefici, non erano mai stati sottoposti a visite mediche. “Al fine di recuperare le somme indebitamente percepite, – ha scritto in una nota il procuratore aggiunto Filippo Beatrice – la polizia giudiziaria ha anche sequestrato i beni nella disponibilità degli indagati nella misura corrispondente agli importi maturati nel tempo da ciascun beneficiario, pari ad oltre 9 milioni di euro”.

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