Donald Trump, candidato repubblicano alla presidenza Usa, ha avuto qualche problema con i giornalisti nel corso della sua campagna elettorale. Il suo staff dichiara di aver stracciato la lista nera dei giornali ai quali, fino allo scorso luglio, era proibito accedere agli eventi organizzati dal miliardario. Ottenere gli accrediti, però, è ancora un problema. A dimostrarlo è un episodio di cronaca accaduto, a Houston, il 17 settembre, quando un giornalista della testata Vice News è finito in manette per aver chiesto di partecipare all'incontro organizzato da Trump all'Omni Westside Hotel. Una prova che la lista nera esiste ancora? Oppure semplicemente il risvolto concreto della retorica repressiva del politico statunitense più popolare del momento? Non bisogna dimenticare, infatti, che Trump è attualmente in testa nei sondaggi.

 Per farsi un'opinione, meglio fare un passo indietro e ripercorrere gli episodi più rilevanti dello scontro tra il candidato e la stampa Usa, partendo da Houston.

L'arresto del reporter di Vice News. La testata dichiara di aver chiesto via mail l'accredito per l'accesso all'Omni Westside Hotel, sede dell'evento. Non avendo ricevuto risposta, il giornalista Alex Thompson è andato direttamente sul luogo. Ha cercato di chiedere spiegazioni sugli accrediti, ma è stato fermato. Un uomo, presentatosi come un manager dell'hotel, gli ha intimato di andare via, minacciando di arrestarlo. Due minuti dopo, Thompson è stato arrestato dalla polizia di Houston con l'accusa di violazione di domicilio. Il giornalista ha dichiarato di non aver avuto neppure il tempo di spiegare la situazione. 

Giornalisti arrestati e colpiti durante le manifestazioni anti-Trump. Lo scorso marzo, Sopan Deb, reporter della Cbs News, è stato arrestato mentre raccontava le proteste di Chicago. Negli stessi giorni, un altro giornalista, invece, sarebbe stato afferrato con forza da Corey Lewandosky, a capo della campagna elettorale del candidato repubblicano.

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Stando alle accuse, il manager avrebbe cercato di fermarlo dal fare una domanda al miliardario.

Il fotografo soffocato dall'agente segreto. Durante un altro evento, a febbraio, un agente dei servizi segreti avrebbe provato a soffocare un fotografo del Time. Il motivo? Non aver rispettato le rigide regole di sicurezza imposte nella campagna elettorale repubblicana, in cui i giornalisti sono confinati in piccole aree recintate. "Non mi è mai successa una cosa del genere e lavoro da anni alla Casa Bianca". Con queste parole il fotografo Cristopher Morris si è difeso, dicendo di non aver subito danni fisici, ma di essere stato sotto shock. Il video della scena è finito su Instagram. Poi è stato rimosso, ma rimane la gif.

Un giornalista disabile si è sentito preso in giro. Un altro faccia a faccia di Trump con i media ha visto protagonista proprio il candidato, che in uno dei suoi comizi, lo scorso anno, avrebbe imitato e deriso un giornalista disabile. Un reporter, riconoscendosi nell'imitazione, avrebbe denunciato l'episodio.

Trump, però, nega sia di essersi riferito a lui che di aver davvero avuto l'intenzione di fare l'imitazione di un disabile.

I misteri irrisolti di Trump. L'episodio del giornalista disabile porta con sé un equivoco o una bugia? Un dubbio che su Trump viene molto spesso, come nel caso dell'incontro con Matteo Salvini, sbandierato dal leader della Lega Nord e smentito dal politico americano. Un altro mistero resta da chiarire: la lista nera esiste ancora? Tra le testate escluse per un anno dagli accrediti per la campagna elettorale del miliardario c'erano importanti giornali: Politico, The Washington Post, The Huffington Post, The Buzzfeed. Spesso i loro reporter sono riusciti ad assistere ai comizi come semplici spettatori. In molti casi, però, sono stati allontanati appena identificati dalla sicurezza. Da luglio la lista nera non esiste più, assicura lo staff di Trump. L'episodio di Houston, però, sembra raccontare una storia diversa.