Rimane alta la tensione in Afghanistan dove sabato, intorno alle 2:00 del mattino ora italiana, c'è stato un attentato all’aereoporto militare di Bagram, a nord di Kabul, dove ha sede la più grande base Nato del paese. Al momento è stata accertata la morte di 4 soldati americani e il ferimento di altri 14 di cui però non si conosce ancora l’identità. Intanto alle squadre di soccorso locali non è stato permesso di entrare nell’area dopo l’esplosione.

L’attentato è stato rivendicato poco dopo su Twitter dal portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, che lo ha definito un “attacco suicida” compiuto da parte di un “martire”.

La dinamica. Secondo una prima ricostruzione del New York Times, l’attentatore sarebbe riuscito ad eludere la sorveglianza e a confondersi tra gli impiegati della base aerea. Subito dopo si sarebbe fatto esplodere. Al momento dell’esplosione i militari erano riuniti per celebrare il Veteran’s Day, una festa americana che celebra i veterani che hanno servito le forze armate americane. L’attentato è avvenuto a due anni dalla conclusione dei combattimenti Nato in Afghanistan. Nel 2014, infatti, pur non prevalendo una situazione di stabilità, è stata avviata la missione Resolute Support, una missione basata su accordi firmati tra Usa e Nato e destinata a durare 10 anni.

Obiettivo principale della missione è quello di fornire assistenza, formazione e consulenza alle forza di sicurezza afghane. Gli Usa, però, si sono riservati la possibilità di intervenire direttamente nelle azioni anti- terroristiche.

Continua l’ondata di violenze. Già lo scorso giovedì l’Afghanistan era stato teatro di un altro attentato a Mazar-i-harif, città a a nord del paese dove ha sede il consolato tedesco.

In quel caso il Kamikaze si era scagliato con un’auto carica di esplosivo contro il muro dell’edificio provocando 6 morti. L’attentato è stato rivendicato dai Talebani su Twitter che lo hanno definito come una vendetta per il raid che gli Stati Uniti hanno effettuato nella provincia di Kunduz, a nord dell’Afghanistan, che ha provocato la morte di 32 civili.

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