Ieri sera, 18 Novembre, è andato in onda Quarto Grado e fra le tante tematiche trattate, dalle novità sul caso di Seriate alle varie indagini che stanno togliendo il fiato a Logli, marito della scomparsa Roberta Ragusa, si è parlato animosamente con l'Avv. Salvagni del suo assistito Massimo Bossetti, in carcere per l'omicidio di Yara Gambirasio.

Massimo Bossetti innocente ma già colpevole

Durante la diretta di Quarto Grado, l'Avv. Salvagni, difensore del muratore Massimo Bossetti, ha spiegato, grazie a documenti inediti, le ragione per cui ritiene il suo assistito innocente. Prima fra tutte quella riguardante il processo mediatico nato ancor prima della condanna: i giornali, le televisioni ed ovviamente Alfano ( che in diretta in Parlamento disse che "era stato arrestato l'assassino di Yara") erano andati contro Bossetti al di là delle prove e delle notizie raccolte.

La difesa ritiene che sia stato così che ha preso vita una forcaiola, un processo pubblico fatto di giudizi, pregiudizi e accuse infondate (la storia italiana è ricca di casi di condanne pubbliche). Partendo da ciò, l'Avv. Salvagni ha spiegato come sia nata per loro l'esigenza di scardinare l'idea del mostro nel mostro, cioè allontanare l'opinione pubblica da quell'alone di odio e rabbia sorto antecedentemente alla cattura e successivamente all'arresto, suffragato anche dall'aspetto gelido e composto del muratore di Brembate. Inoltre, spiega ancora la difesa, è stato necessario per la procura, inficiando quindi la figura di Bossetti, dimostrare che i soldi spesi e le posizioni prese erano giuste ancora prima di andare a giudizio ( che in primo grado ha condannato Bossetti all'ergastolo). E' così che Bossetti, rincara Salvagni, è divenuto il famelico predatore sessuale che tutti conoscono.

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Questa condanna mediatica è stata pesante e dolorosa, vissuta dal muratore come una tortura nel ruolo di padre, marito e uomo.

DNA prova regina

Salvagni non si tira indietro neanche quando deve demolire la prova regina. Dichiara infatti che non si può condannare una persona in assenza di un DNA mitocondriale. Da qui l'importanza della richiesta, ripetuta due volte, di avere una perizia super partes: mentre Salvagni dice che è fattibile, la procura respinge la richiesta dicendo che non è ripetibile per mancanza di "sostanza". In parole semplici: il liquido ritrovato sulle mutandine della ragazza è stato completamente usato per le indagini e quindi non è rimasta alcuna quantità per ripetere gli esami. La difesa si trova in disaccordo su questa questione e mentre gli indizi su Massimo Bossetti vengono definiti precisi, gravi e concordanti, l'Avvocato Salvagni si stupisce che non siano state eseguite affatto indagini sulla famiglia della ragazza. Infatti Yara era la figlia di un lavoratore, Fulvio Gambirasio, che frequentava cantieri e quindi muratori.

Inoltre, l'atteggiamento anomalo del padre e la frase lasciata in segreteria quattro giorni dopo la scomparsa di Yara "Fatti sentire, fatevi sentire" non è mai stato snocciolato ne messo sotto lente di ingrandimento. Salvagni conclude dicendo che Massimo Bossetti è un innocente in carcere.