L’inchiesta napoletana sulla presunta corruzione in Consip, la centrale di acquisto di beni e servizi per la PA, a cui Blasting News ha dato ampio risalto nei giorni scorsi, non finisce di riservare colpi di scena. Le indagini, con al centro l’imprenditore Alfredo Romeo, hanno già portato all’iscrizione sul registro degli indagati del ministro Luca Lotti, del comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette, e del comandante della Legione Toscana dell’Arma, Emanuele Saltalamacchia. Tutti accusati di rivelazione di segreto e favoreggiamento per aver avvertito i vertici Consip, sospettano i pm partenopei, della presenza di cimici nella sede della società.

Resta il mistero sui veri motivi che avrebbero spinto Lotti e gli altri a rischiare la carriera. Forse un coinvolgimento della famiglia Renzi? Ipotizzano giornali come il Fatto Quotidiano e La Verità, secondo cui anche Tiziano Renzi sapeva tutto (guarda il video qui sotto). Ma cosa importa alla Renzi’ family degli affari di Romeo? Fatto sta che ora l’imprenditore risulta indagato per concorso esterno con la camorra in un’altra inchiesta, quella sugli appalti per le pulizie all’ospedale Cardarelli di Napoli. Accuse che hanno spinto i suoi legali a redigere un comunicato in cui, in pratica, si avanza l’ipotesi che l’accanimento contro il loro assistito sia solo una copertura per puntare molto più in alto, alle “alte cariche dello Stato”.

Il comunicato degli avvocati di Romeo

Francesco Carotenuto, Alfredo Sorge e Gianni Vignola, avvocati difensori di Alfredo Romeo, decidono di rispondere alle accuse di camorra, mosse contro il loro assistito, con un comunicato che in molti hanno interpretato come un avvertimento, un ‘pizzino’ indirizzato a chi deve capire.

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“Alfredo Romeo usato come un Cavallo di Troia: l’arma del 416-bis e il Cardarelli usati strumentalmente per indagare sulla Consip e sulle alte cariche dello Stato”, recita il titolo della nota, lasciando intendere che il ‘pesce piccolo’ Romeo sia solo un falso obiettivo per arrivare ai ‘pesci grossi’.

“Grazie al 416-bis”, si legge, il ricco imprenditore delle pulizie avrebbe svolto, suo malgrado, la parte del Cavallo di Troia “per applicare sistemi elettronici di intercettazione come il Trojan a lui e alle perone con cui veniva in contatto”. Con questa tecnica, accusano gli avvocati, “è stato possibile mettere cimici negli uffici della Consip e coinvolgere nell’inchiesta anche alte figure dello Stato in un percorso di indagine che lascia chiaramente capire quale potesse essere l’obiettivo finale di tutta l’inchiesta”. Quale sia questo misterioso “obiettivo finale” i legali non lo aggiungono, ma omettono anche di dire che l’indagine per favoreggiamento contro queste “alte cariche” dimostrerebbe la loro volontà di tenere nascosto qualcosa di veramente importante. E il Giglio Magico trema.