Donald Trump, fedele ai suoi programmi elettorali e nell'ottica di migliorare le misure per la lotta contro il terrorismo islamico, ha deciso di sospendere per un periodo di tre mesi il programma americano di accoglienza ai Rifugiati nel paese.

L'annuncio di questa sua decisione ha immediatamente provocato forti reazioni sia all'interno degli Stati Uniti che in tutta la comunità internazionale, con molti interventi sui social, come ha fatto Mark Zuckerberg e ai microfoni dei media.

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Una tra le prime voci che ha tuonato contro Donald Trump è quella di Malala Yousafzai, la giovane pachistana che vanta il primato di essere il più giovane premio nobel per la pace, assegnatole nel 2014 quando aveva solamente diciassette anni. Malala scrive sul profilo facebook ufficiale Malala Fund "Mi si spezza il cuore nel vedere che l'America sta voltando le spalle a una storia gloriosa di acccoglienza di immigrati e rifugiati, persone che hanno contribuito a costruire il Paese, disposti a lavorare duramente in cambio di una chance di vita migliore"

Le parole di Mark Zuckerberg

La chiusura delle porte agli immigrati non fa piacere nemmeno al papà di Facebook Mark Zuckerberg che sfruttando il suo popolarissimo profilo scrive manifestando tutta la sua preoccupazione per queste misure adottate dal nuovo presidente degli Stati Uniti.

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Zuckerberg ricorda come gli Stati Uniti abbiano una forte tradizione legata al fenomeno dell'immigrazione. "I miei nonni arrivarono da Germania, Austria e Polonia. I genitori di Priscilla (Priscilla Chang è sua moglie) erano rifugiati provenienti da Cina e Vietnam. Gli Usa sono una nazione di immigrati e dovremmo esserne orgogliosi", ha scritto sul social.

Mark sostiene che le porte devono restare aperte per i rifugiati e per coloro che necessitano di aiuto e che gli USA devono continuare a servirsi dei giovani stranieri di talento.

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Politica

A questo proposito racconta di quando lui fece alcune lezioni in una scuola secondaria americana, dove alcuni dei suoi studenti più brillanti erano clandestini.

Putin e la depenalizzazione delle violenze domestiche

Mentre in America si alzano muri per tenere lontani gli immigrati, in Russia una decisione completamente differente ha scatenato ugualmente le polemiche della comunità internazionale. Si tratta della Duma che ha approvato un progetto di legge che declassa i maltrattamenti in famiglia a semplice illecito amministrativo.

Il disegno di legge ha suscitato forti critiche da parte dei difensori dei diritti umani. L’organizzazione Human Rights Watch ha chieso al Parlamento russo di respingere il documento, per il fatto che è "pericoloso e incompatibile con gli obblighi internazionali della Russia sui diritti umani".

In Russia le violenze domestiche sono molto diffuse, le statistiche riferite all'anno 2015 riferiscono che una donna su cinque subisce violenza, anche se solamente il 12% sporge denuncia.

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Negli anni si registrano tantissimi articoli di denuncia, pubblicati dalla stampa indipendente, sulla mancanza di strumenti legali in grado di tutelare le donne.

Proprio in data odierna Trump e Putin hanno in agenda un incontro telefonico, non relativo a queste questioni ma all'interno del più ampio progetto di Trump di rimodulazione dei rapporti internazionali, avviato dopo il suo insediamento. Oltre a Putin oggi Trump si sentirà sempre telefonicamente anche con Abe, Turnbull, Merkel e Hollande.

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