Come descrivere le reazioni dei social al discorso della madre del ragazzino di Lavagna, suicidatosi durante la perquisizione della Guardia di Finanza, avvenuta in casa sua e voluta della stessa madre.

Sul web c’è chi paventa che il discorso messo in piedi dalla signora, madre adottiva del giovane, abbia la finalità di tutelarla dal perseguimento della stessa per istigazione al suicidio.

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Certo, direte voi, sono solo delle opinioni, ma nell’epoca della comunicazione partecipata e condivisa, se hanno motivo di esistere le fake news allora anche ogni opinione ha motivo di esistere. E anche i dubbi, quelli fatti emergere dalla stessa madre del ragazzino che ha lasciato intendere con le sue dichiarazioni quanto abbia ponderato le parole espresse durante i funerali del figlio.

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In ogni caso pare poco plausibile la configurazione di un simile capo di accusa, tenuto conto che la madre, chiedendo l’intervento delle Forze dell’ordine, a suo modo ha provato a fare tutto quello che poteva per salvare suo figlio dalla “perdizione”.

"Grazie per aver ascoltato l'urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi" ha dichiarato durante la cerimonia funebre del figlio, rivolgendosi alla Guardia di Finanza.

Ma chiedere l’intervento delle Forze dell’ordine vuol dire fare veramente tutto?

E in coinvolgimento di minori? Si sa che quando si ha a che fare con minori tutto assume un tono differente.

E poi il passaggio “dalla canna all’eroina” vale ancora?

Partiamo dall’ultimo quesito. Pippo Civati, parlamentare italiano e leader politico di Possibile, movimento attivo sul fronte della legalizzazione della cannabis in Italia, ha affermato che “la legalizzazione non riguarda i minorenni, ma ovviamente induce a riflettere sugli effetti del proibizionismo e dello stigma sociale che ne deriva. Se i ragazzi si ubriacano tutti i weekend non si chiama la Guardia di Finanza. E i consumatori di cannabis sono numerosi a quell’età. Siamo sicuri che la criminalizzazione è la cosa giusta e efficace? Direi di no”.

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Il punto sui numeri del consumo di cannabis in Italia lo fanno i Radicali Italiani che, sulle pagine del loro sito, rilevano che “i consumatori in Italia restano stabili e superano i 6 milioni così, mentre dagli Usa giungono notizie di un calo dei consumi a seguito della legalizzazione della cannabis, nel nostro paese le politiche proibizioniste criminalizzano i cittadini, riempiono le carceri, arricchiscono le narcomafie, intasano i tribunali e, soprattutto, espongono i minori ai pericoli del contatto con la criminalità: circa un terzo degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha sperimentato il consumo di almeno una sostanza illecita nel corso dell’ultimo anno e la cannabis è quella maggiormente utilizzata”.

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Quindi un ragazzino e una ragazzina su tre, tra i 15 e i 19 anni, ha sperimentato il consumo di almeno una sostanza e, con ogni probabilità, si tratta di cannabis e suoi derivati.

Sull’argomento è intervenuto anche Fernando Blasi, in arte Nandu Popu, cantante della storica band reggae Sud Sound System, ora padre e icona di numerose generazioni giovanili. “Credo – esordisce l’artista - che a Lavagna le Forze dell’ordine siano state chiamate ad espletare un compito che non compete loro. Noi genitori abbiamo la facoltà di chiedere aiuto a professionisti esperti in grado di supportare la famiglia nella gestione dei minori. A 16 anni i figli hanno bisogno di amore, di sensibilità, di attaccamento – e continua il cantante salentino, con un’esortazione diretta alla popolazione giovanile - Ragazzi parlate anche di cannabis con i vostri genitori!

“Come antiporbizionista potrei dire tante cose – continua Nandu Popu - l’amaro in bocca resta forse soprattutto dal fallimento del ruolo dei genitori. Io sono genitore e mi rendo conto che non posso delegare l’amore. La famiglia non può essere il luogo dei misteri e dei segreti. La famiglia deve essere coesa, al di sopra di tutto, è questa la nostra missione”.

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