Metti da una parte un uomo che fa della lotta all'imperialismo il suo credo; metti, dall'altra, colui che l'impero lo detiene, e probabilmente intende accrescerlo con azioni spesso al limite del buonsenso; metti uno scenario, poi, che muta secondo il batti e ribatti dell'informazione mediatica: da un lato la strafottenza e l'assenza totale di diplomazia di Pyongyang; dall'altra, la volontà di intervenire annunciando "la fine della pazienza strategica" del presidente Usa; unisci il tutto, e l'ipotesi guerra nucleare tra Stati Uniti e Corea del Nord, è quanto di più ottimistico possa scaturire dalla mescolanza: tenuto conto, inoltre, che la potenza Juche, forte del suo impero "indipendente e rivoluzionario", offre continui lanci missilistici in grado di impensierire non poco i padroni di Washington (se non il mondo intero) e quel Donald Trump che, almeno apparentemente, spera di porre fine una volta per tutte alle ostilità, questa volta chiedendo all'alleato Pechino di "intervenire per risolvere una volta per tutte una situazione assurda".

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Kim 'risponde al 4 luglio' con il suo missile più potente

Così, mentre l'Indipendence Day porta la solita ventata di ottimismo tra la gente, il leader Kim Jong un offre lo spettacolo pirotecnico che tutti, Trump per primo, temeva potesse ancora verificarsi. Probabilmente non è un caso, come sostengono molti, che tale episodio abbia avuto luogo proprio in concomitanza con la festa dell'indipendenza Usa; e sembra evidente più che mai che il tentativo del leader della Corea del Nord, sia chiaramente quello di intimorire la superpotenza a stelle e strisce proprio in un giorno in cui la parola guerra non dovrebbe comparire nel pensiero di nessun americano.

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E lo fa a modo suo, con il lancio del suo missile più potente, un Hwasong-14, che stando ai recenti dati, avrebbe volato fino a un altitudine di 2500 chilometri, e per oltre 39 minuti. Traguardo annunciato gloriosamente alle 3.30 di Pyongyang, che corona con l'undicesimo lancio dell'anno il sogno di Kim di far volare il missile intercontinentale per ben quaranta minuti, percorrendo circa 930 chilometri.

L'annuncio 'trionfale' alla tv e la possibile risposta Usa

Il successo dell'operazione è stato annunciato in grande stile dalla tv di Pyongyang, la quale ha fatto presente che " il Supremo Leader Kim Jong un, ha firmato l'ordine di testare il missile balistico intercontinentale"; annuncio che ha generato orgoglio nei cittadini di Pyongyang e, allo stesso tempo, la curiosità riguardo una possibile risposta di Washington, certa che si tratterebbe -stando alle prime dichiarazioni di Washington- delle solite esercitazioni goliardiche del dittatore nordcoreano.

Tuttavia, sebbene il comando Usa nel Pacifico abbia inizialmente parlato di "missile a medio raggio", fa preoccupare l'annuncio conseguente della Cnn riguardo una "presunta riunione di emergenza", a cui avrebbero partecipato dirigenti militari e diplomatici della sicurezza nazionale di Trump, e durante la quale avrebbero fatto chiarezza sulla questione e, pertanto, tenuto in considerazione l'ipotesi non troppo remota di "una risposta di misura".

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Missile intercontinentale 'in grado di raggiungere l'Alaska'

Nelle ultime ore, infatti, è trapelata in modo deciso l'ipotesi che il missile lanciato da Kim da un sito nei pressi della frontiera con la Cina, e terminato nel Mar del Giappone, in realtà non fosse affatto un missile a corto raggio, ma bensì una testata che "poteva tranquillamente raggiungere perfino l'Alaska". La situazione, pertanto, è giunta per Trump ad un punto di rottura, e l'ipotesi che la misura sia colma a questo punto non è affatto da scartare.

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Intanto non si è fatta attendere, come consuetudine, la risposta su twitter di Donald Trump, che avrebbe scritto ironicamente: "ma questo tipo non ha nulla di meglio da fare nella vita?". Battuta in stile Tycoon alla quale siamo tutti piuttosto abituati, ma che di certo non stempera affatto la situazione come dovrebbe e fa preoccupare non poco anche il premier giapponese Shinzo Abe, dell'opinione che "la minaccia del conflitto stia aumentando in modo pericoloso". Adesso la parola al G20 ad Amburgo, dove Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone faranno pressione su Xi Jinping e Vladimir Putin per prendere provvedimenti più duri contro la follia di Pyongyang. Ovviamente prima che sia troppo tardi.

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