Una macabra idea che i familiari di una donna in Bolivia pagheranno a caro prezzo: sono stati arrestati in 3, con l'accusa di aver prelevato la loro congiunta dall'ospedale (in cui si trovava ricoverata in gravi condizioni di salute) e averla "condotta" al suo funerale ancora viva. La donna, secondo le ricostruzioni delle autorità boliviane, è stata lasciata in stato di incoscienza all'interno di una bara per 18 ore: secondo gli inquirenti, i parenti aspettavano che morisse.

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Ancora viva al suo funerale: arrestati 3 parenti

Un funerale in piena regola a La Paz, con tanto di rito, fiori e lacrime. E una bara, quella al cui interno, secondo gli investigatori, 3 persone (appartenenti alla famiglia della protagonista di questa storia) avrebbero messo una donna ancora viva. Carmen de Pilar Chacòn, 64enne, è rimasta nel feretro per almeno 18 ore, mentre alcuni membri della sua famiglia avrebbero atteso il suo decesso. Molti di loro, ignari di quanto stava accadendo, erano arrivati per l'ultimo, commosso saluto alla donna.

Arrestati i parenti di una donna prelavata dall'ospedale e messa in una bara per farle il funerale.
Arrestati i parenti di una donna prelavata dall'ospedale e messa in una bara per farle il funerale.

La stampa locale ha trattato ampiamente la notizia, che ha destato notevole clamore in Bolivia. Pare che la donna versasse in condizioni critiche in un nosocomio prima che 3 persone (una figlia, il marito e una zia di lui) riuscissero in qualche modo a ottenerne le dimissioni. Invece di riportarla a casa, si sarebbero diretti nella sede di un'agenzia funebre per consentire a familiari, amici e conoscenti di rendere omaggio alla "salma" (come da tradizione locale).

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Secondo quanto riporta il quotidiano La Razòn, sarebbe ormai chiaro che ad accorgersi che Carmen de Pilar Chacòn fosse ancora viva sia stata una sua amica. Quest'ultima, infatti, ha asserito di essersi avvicinata alla bara e di aver notato che la "defunta" era ancora in vita, attraverso l'attento ascolto di alcuni flebili lamenti, poco prima che gli addetti alla preparazione della salma le iniettassero della formaldeide.

Parla il titolare dell'agenzia funebre

Oltre ai 3, le autorità hanno disposto l'arresto anche per il titolare dell'impresa di pompe funebri che ha curato le esequie.

L'accusa di complicità che pendeva su di lui è però decaduta per insufficienza di prove, quindi non rischia, al momento, alcuna condanna. All'emittente ATB, l'uomo ha così commentato l'accaduto: "Devo ammettere l'errore. É la prima volta che ci succede una cosa del genere. I parenti mi hanno mostrato un documento che dichiarava che la signora aveva gravi patologie a diversi organi. Mi sono commosso e ho accettato di organizzare il rito funebre".

Carmen de Pilar Chacòn è ancora viva

I medici che avevano in cura la donna hanno negato di aver stabilito una prognosi infausta a breve termine per la paziente.

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E proprio questa sarebbe, invece, la giustificazione addotta dai 3 arrestati: avrebbero deciso di fare il funerale perchè sicuri che non vi fossero cure utili a guarire la madre da un tumore al cervello. La donna si è salvata da un'imminente sepoltura (e da morte certa) e ora si trova ricoverata in terapia intensiva.

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