Forse la vicenda è stato trattata in maniera superficiale, anzi è stato trovato subito un colpevole o, nel caso specifico, molti colpevoli. August Ames, la giovane diva del genere adult morta suicida a soli 23 anni lo scorso 5 dicembre [VIDEO], sarebbe stata vittima di un'ondata di cyberbullismo che avrebbe compromesso il suo già precario equilibrio psicologico. A fare da leva ad uno stato depressivo già in atto, pertanto, sarebbero stati gli insulti social, le accuse di omofobia dopo che August avrebbe rifiutato di girare una scena con un attore che aveva lavorato nell'industria dell'#Eros gay. In realtà la questione sarebbe molto più complessa.

Per l'industria statunitense a luci rosse, comunque, è stato un fine anno assolutamente devastante. In poco più di un mese, infatti, sono morte in circostanze tragiche [VIDEO] tre attrici molto amate dai fans del settore: prima la procace attrice canadese Shyla Stylez, poi la sua connazionale August Ames. Infine, lo scorso 13 dicembre, la performer californiana Yurizan Beltran è stata trovata senza vita nel suo appartamento di Los Angeles [VIDEO]. In quest'ultimo caso si parla di un'overdose di farmaci: Yurizan, conosciuta anche come Yuri Luv, aveva 31 anni.

Un disturbo bipolare

Tornando ad August Ames, l'attrice canadese di origini polacche (il suo vero nome era Mercedes Grabowski) soffriva da tempo di crisi depressive ed anche di un disturbo bipolare. In un intervista di qualche tempo fa sul podcast 'Holly Randall Unfiltered', aveva addirittura raccontato le sue difficoltà in merito ed anche la fatica di trovare uno psicoterapeuta disponibile a prenderla in cura.

"Le pornostar devono avere un'immagine pubblica ben definita - ha spiegato in proposito l'ex attrice del settore Tori Lux - e per molti mostrare una propria fragilità può distruggere una carriera". In proposito Mia Li, presidente del Comitato che difende diritti e salute dei professionisti dell'eros (Adult Performer Advocacy Committee), auspica che "questa brutta storia possa servire da lezione a molti performer per raccontare senza vergogna i loro problemi".

Il parere di Valentina Nappi

Un parere su questa vicenda e sulle implicazioni che può portare sull'industria del settore è stato chiesto dall'edizione italiana di Rolling Stone a Valentina Nappi. L'attrice campana è una delle poche italiane ad aver realmente sfondato nel variegato e difficile mondo a luci rosse made in USA. "Quando ho saputo la notizia non ho pensato a nulla in particolare - dice la Nappi - anche perché non amo reagire 'di pancia', ma preferisco informarmi sulle vicende, prima di farmi trascinare da preconcetti ed informazioni errate".

Secondo Valentina Nappi, la morte della collega non è riconducibile ad azioni di cyberbullismo. "Il vero cyberbullismo lo hanno subito i presunti bulli che sono stati linciati sui social in maniera indegna. Credo che i critici hanno soltanto messo in luce, in maniera dura, il carattere omofobo del linguaggio usato da August Ames. Da una parte e dall'altra sono stati espressi pareri approssimativi su una questione delicata che merita certamente un approfondimento". Valentina non condivide, inoltre, il parere di Tori Lux. "Una pornostar non parla in pubblico della proporia fragilità? In realtà ci pensano i media e quando raccontano le persone che lavorano in questo settore, il minimo problema viene enfatizzato. Ci deve per forza essere qualcosa che non va, ma credo che le cose che non vanno sono più facilmente riscontrabili, se facciamo una media, sulle persone che non fanno questo lavoro". Dunque secondo gli stereotipi comuni l'attrice a luci rosse è, generalmente, una persona che ha un problema psicologico o ha subito un trauma? Per Valentina la causa di tutto questo è la 'forma mentis' delle donne occidentali. "Le donne della nostra società vendono la propria sessualità a carissimo prezzo. La maggior parte delle donne afferma di non volere il sesso senza amore e l'amore è un progetto di vita: pertanto un prezzo assolutamente alto per un rapporto sessuale. Chi fa il mio lavoro, invece, è 'cheap' (di poco valore, ndr) perché rappresenta il sesso facile ed occasionale, e questo è mal visto dalla maggioranza delle donne, per le quali la pornodiva è una pazza, una persona che non sta bene. Una pornostar, dunque, ha meno diritto di esistere". #cronaca nera