Alcune ville con piscina e altre case di lusso, per un totale di 49 immobili, situate fra Ladispoli e Civitavecchia, sono stati sottratti definitivamente a un gruppo criminale che operava su questi territori con la modalità del sistema camorristico napoletano. La confisca è avvenuta la mattina del 26 gennaio 2018, condotta da Centro Operativo della D.I.A. di Roma in coordinamento con la Compagnia Carabinieri di Civitavecchia, dietro autorizzazione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma.

Beni per un centinaio di milioni

Oltre alle case ed alle ville, sono stati confiscati anche otto automobili, 23 rapporti bancari e finanziari, cinque società e relative quote aziendali. Il patrimonio del valore di 100 milioni di euro è stato sottratto a Patrizio Massaria, Giuseppe D'Alpino, Carlo Risso, Angelo Lombardi e Francesco Naseddu, tutti in età compresa fra i cinquanta e i settanta anni. Il meccanismo con cui hanno accumulato i beni in questione è quello classico della criminalità organizzata che ancora non si riesce a sradicare, anche se spesso si cerca di renderlo quanto più possibile sofisticato.

Alla base del sistema articolato ci sarebbero, in buona sostanza, operazioni di usura.

Come funziona in genere l'usura

Una volta individuati i soggetti (singole persone o imprese commerciali) in difficoltà economica, l'usuraio interviene con un'offerta di denaro e lancia in questo modo la trappola alla loro vittima. In questo caso i soggetti su cui il sodalizio criminale interveniva erano anche dediti al gioco d'azzardo (vietato in Italia), quindi più facili da avvicinare e da convincere al silenzio.

Per far emergere il reato, la Dia ha dovuto ricostruire le dinamiche all'interno del gruppo al quale facevano parte anche delle persone di origini campane che però si erano trasferite e integrate da tempo nel Comune di Ladispoli.

Che cosa succede al patrimonio confiscato

Quando al termine dell'iter giudiziario la confisca diventa definitiva, i valori mobiliari e immobiliari sottratti al sodalizio criminale entrano nella disponibilità totale dello Stato che incarica l'amministrazione comunale competente per avviare il percorso di affidamento a una nuova gestione con procedure pubbliche e trasparenti con progetti di interesse per la collettività.

Il patrimonio entra così nella disponibilità dei cittadini. La confisca dei beni disposta dal tribunale ha nei fatti avvalorato l'impianto accusatorio ricostruito dalla Direzione Investigativa Antimafia che ha portato anche alla sorveglianza speciale, come misura di prevenzione, ai quattro soggetti.

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