L'inchiesta parlamentare sull'uranio impoverito, volta ad accertare le cause che hanno portato alla morte diversi militari italiani, è giunta al termine. La relazione integrale della Commissione parlamentare è stata resa pubblica, approvata con dieci voti favorevoli e due contrari. Ciò che emerge è molto interessante in quanto, oltre a riconoscere il nesso fra tumori ed esposizione all'uranio impoverito, evidenzia come la pratica vaccinale sia uno dei fattori alla base dei decessi che hanno colpito le truppe italiane.

Inchiesta sull'uranio impoverito

A seguito dei numerosi decessi e sviluppo di gravi patologie, che hanno interessato i militari italiani, è stata aperta una Commissione parlamentare d'inchiesta, volta ad indagare le cause delle morti stesse. In particolare, l'attenzione è stata posta sull'esposizione dei militari a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno, sull'uso di munizioni contenenti uranio impoverito, sulla dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti a seguito di esplosione di materiale da guerra e ad eventuali interazioni.

L'inchiesta è durata cinque anni e ha visto coinvolti 30 parlamentari italiani, supportati da un team scientifico con il compito di fornire il supporto medico necessario per ricercare le cause che hanno portato alla morte i militari italiani.

I risultati dell'inchiesta

Alla luce del dibattito sull'obbligatorietà vaccinale apertosi dopo l'introduzione della legge Lorenzin, ciò che emerge dalla relazione finale, approvata con dieci volti favorevoli e due contrari, fa decisamente riflettere, in quanto proprio le vaccinazioni militari sono state identificate come uno dei fattori che hanno portato all'insorgere di gravi patologie nei militari italiani e ai decessi di alcuni.

Chi volesse leggere la relazione integrale, può scaricare il testo dal sito dell'onorevole Ivan Catalano, vicepresidente della commissione. Riporto di seguito i punti salienti e le conclusioni a cui la Commissione è giunta:

"Come già evidenziato nella relazione intermedia di luglio, la vaccinazione comporta dei rischi in termine di problemi di immunodepressione, iperimmunizzazione, autoimmunità e di i ipersensibilità.

Questa affermazione ha trovato conferma dall'analisi dei documenti pubblici dei vaccini, quali fogli illustrativi e schede tecniche (...). In particolare, le case farmaceutiche chiedono l'applicazione di opportune precauzioni all'impiego del vaccino e, tra l'altro, la verifica dello stato di salute del vaccinando" .

La Commissione d'Inchiesta chiede, pertanto, l'adozione del principio di precauzione, dal momento che non si può escludere un nesso di casualità fra la profilassi vaccinale così come è attualmente praticata fra i militari e le reazioni avverse, denunciate dalle stesse case farmaceutiche.

La Commissione chiede inoltre: vaccini monodose e monovalenti, vaccini puliti (ossia privi delle sostanze tossiche attualmente utilizzate nella produzione degli stessi), somministrazione delle vaccinazioni presso la sanità pubblica, con protocolli militari, esami pre - vaccinali e un'attiva sorveglianza post - vaccinale. Non sono, forse, le stesse richieste che portano avanti i genitori italiani per la Libera Scelta vaccinale?

Al lettore le conclusioni.

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