Anche i tre minorenni, responsabili con il 20enne Guerlin Butungu delle violenze e degli stupri sulla spiaggia di Miramare a Rimini nell’agosto del 2017 sono da condannare totalmente. Non solo hanno agito pienamente consapevoli degli atti orribili che stavano commettendo senza essere istigati particolarmente dall’unico maggiorenne, ma ormai da qualche tempo erano una baby-gang: è quanto si legge nelle motivazioni del tribunale dei Minorenni di Bologna, che lo scorso otto febbraio ha inflitto 9 anni e 8 mesi ai tre giovani accusati dei tristemente famosi stupri di Rimini.

La testimonianza-chiave è stata fornita dalla vittima, la transessuale peruviana che è sempre stata la più lucida nel raccontare i fatti: la descrizione relativamente ai tre minorenni è stata quella di un’aggressività cieca, senza alcun ripensamento o rimorso, su persone inermi come se si trattasse di vere e proprie prede sulle quali avventarsi.

I tre giovani hanno raccontato bugie tentando di giustificarsi

Andando a leggere attentamente le motivazioni della sentenza sui tre minorenni, arrivata con il rito abbreviato, si legge come Butungu non sia stato considerato decisivo nell’influenzare il comportamento dei tre minori.

Questi ultimi lo hanno seguito senza alcuna esitazione non solamente nelle rapine e nelle botte a una coppia di turisti polacchi, ma pure nelle violenze sessuali sulla donna polacca e, in seguito, sulla transessuale peruviana. Quando si sono consegnati alle forze di polizia perché ormai erano braccati e non avevano più scampo, i minorenni hanno tentato di giustificarsi ma hanno raccontato bugie, si sono contraddetti più volte fra loro e hanno fatto capire di non essere veramente pentiti degli atti ignobili che avevano commesso.

In precedenza, avevano aggredito anche una coppia all'uscita da una discoteca

Di conseguenza i tre, due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e un nigeriano di 16, sono stati considerati responsabili di tutti gli otto capi di imputazione che gli sono stati contestati. Dunque non solo degli atti ben noti della notte di Miramare, ma pure di un’aggressione a un’altra coppia avvenuta pochi giorni prima all’uscita da una discoteca che non si tramutò in una violenza sulla donna solamente perché quest’ultima ebbe la forza di gridare forte e giunsero persone in suo aiuto.

Tutto ciò, secondo i giudici del Tribunale, dimostra che i tre si muovevano da tempo come una vera banda che cercava le proprie vittime senza porsi alcun problema di coscienza. La severità della sentenza, anche se arrivata a carico di minorenni, dipende proprio da ciò.

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