La vicenda della povera Pamela, la diciottenne originaria di Roma ammazzata e fatta a pezzi all'inizio dell'anno a Macerata apre scenari che hanno dell'incredibile. La vicenda della povera giovane che ha scosso l'Italia intera è stata l'occasione per una donna di denunciare quello che appare come un vero e proprio scandalo di provincia.

Presentata con il nome di fantasia di Selvaggia, è stata intervistata da Angela Caponnetto per RaiNews24 e le sue rivelazioni, se confermate, sarebbero davvero sconvolgenti. Si parla di baby squillo, notabili di provincia e connivenze con la mafia nigeriana e si fanno collegamenti con i resti di giovani scomparsi ritrovati recentemente a Porto Recanati, a pochi chilometri da Macerata.

Quando era minorenne fu obbligata ad entrare in un giro di baby squillo

La ragazza racconta in maniera dettagliata e credibile che circa 10 anni fa, quando era un'adolescente minorenne, fu obbligata dal fidanzato che aveva allora ad entrare in un giro di baby squillo. Parla di una vera e propria organizzazione con al centro i notabili della zona: avvocati, professionisti, imprenditori e addirittura noti esponenti della Polizia di Stato che si ritrovavano in un casale nelle campagne maceratesi che potrebbe essere una villa nella frazione Sant'Egidio di Montecassiano.

Lì, prosegue, si incontravano molti noti esponenti della borghesia locale per intrattenersi con ragazzine giovanissime, molte delle quali, come nel suo caso, minorenni e organizzare festini a base di sesso e droga in contatto con esponenti della mafia nigeriana che procacciava sia lo stupefacente che le giovani, in genere loro clienti tossicodipendenti.

Sostiene, insieme ai genitori, di aver denunciato ben due volte alla procura di Macerata quello che avrebbe subito, ma che tutto fu messo sotto silenzio.

Quelle denuncie insabbiate dalla Procura

Parla apertamente di una vera e propria 'loggia massonica' che coprirebbe questi loschi giri al punto da far chiudere tutti e due gli occhi alla locale magistratura.

Sempre secondo le sue accuse, infatti, il primo esposto fatto dai suoi genitori venne insabbiato per un anno, fino a quando fu 'riesumato da una seconda denuncia che però portò il Gip, su richiesta dei pubblici ministeri, ad archiviarle entrambe.

Secondo la donna c'è il sospetto che questi festini siano in auge ancora adesso, e la tragica vicenda di Pamela le avrebbe dato il coraggio di denunciare le esperienze vissute in gioventù con la speranza che l'attuale Procuratore della Repubblica, il dottor Giovanni Giorgio, possa riprendere in mano le accuse circostanziate fatte all'epoca dai suoi famigliari.