È tipico vedere, in periodo pasquale, video promozionali o campagne intere basate sull'iconografia degli agnelli, agnelli che poi finiscono inevitabilmente in padella per saziare i prossimi affamati, perché è un fatto culturale, e si mangia carne d'agnello per tradizione. Ma non tutti sono d'accordo: da alcuni giorni, infatti, alcune associazioni animaliste avrebbero lanciato delle campagne contro queste oscenità, prima fra tutte l'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), la cui campagna contro la "strage di Pasqua" ha presentato la foto di una bambina e un agnellino, con una didascalia molto diretta: "Pasqua buona.

Lei crescerà, lui no".

Secondo l'ENPA, si parla di circa 500.000 gli agnelli massacrati per Pasqua: "[...] le sofferenze dei poveri animali non iniziano con l’ingresso nel mattatoio. Cominciano, infatti, molto prima, quando i piccoli vengono sottratti alle loro mamme per iniziare un viaggio estenuante sui trasporti della morte. Tanti di loro muoiono sui camion, per fame, per fatica o per un viaggio in condizioni al limite della sopravvivenza. E per chi ce la fa, l’arrivo a destinazione ha il sapore di una beffa poiché non potrà mai esserci salvezza in un mattatoio".

Quelle creature pagano un caro prezzo per permettere a noi di continuare a fare ciò che abbiamo sempre fatto, teniamolo bene a mente. "A differenza dei cuccioli di pecora - aggiunge ancora l’Enpa - noi abbiamo la possibilità di scegliere e, con la nostra scelta, di mettere fine al massacro, salvando così milioni di vite".

La Pasqua e l'agnello

Ma la parte più interessante è proprio l'aver notato che autorevoli esponenti della Chiesa cattolica "hanno ricordato più volte come la mattanza di agnelli non abbia nulla di che spartire con la celebrazione della Pasqua", citando a tal pro le parole che l’arcivescovo Michele Castoro avrebbe riportato al "Resto del Gargano": "La Pasqua cristiana non ha nulla a che fare con la strage di milioni di agnellini in quanto Cristo, vero agnello pasquale, ha immolato se stesso per riscattarci dalla malvagità, dalla ingiustizia e da tanti altri mali che affliggono l’uomo e il creato.

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Curiosità

Noi come Chiesa inoltre crediamo che l’uomo non sia il padrone del creato ma solo il custode, il quale è chiamato ad amare, a prendersi cura e a promuovere la bellezza e la vita del creato nelle sue diverse forme".

Ponendo la questione dal punto di vista della fede, ci è dato sapere che l'agnello pasquale incarna vari significati - fu identificato con Gesù Cristo nel Nuovo Testamento - mentre per quanto riguarda i motivi della sua consumazione nei pasti, parafrasando le parole di Argema, la fede non c’entra, è solo "business", anzi consumismo.

Ma se l'agnello ha origini prettamente cristiane, lo stesso non si può dire della festività della Pasqua in sé, di cui si è già parlato. L'obiettivo di questo articolo, invece, è di indagare gli albori pagani occidentali della ricorrenza (e di Pasquetta), spaziando dai germani ai greci e dai romani ai celti.

Rigurgiti pagani

La Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio dall'equinozio di primavera. Tutti i popoli pagani dell'Impero Romano, e non solo, conoscevano questa giornata, null'altro che una festa primaverile: gli alberi germogliano, nei prati sbocciano i primi fiori, quindi la natura rinasce, "risorge" potremmo dire, dopo l'inverno rigido.

L'idea di resurrezione della natura fu incorporata nella nuova religione imperiale diventando la resurrezione di Cristo, poiché non c'è tradizione pagana che non sia stata rubata e fatta propria dalla Chiesa cristiana dei primi secoli. È chiaro dunque che, come qualunque altra festività cristiana di origini pagane, la conversione religiosa risale ai tempi in cui il Paganesimo veniva lentamente recuperato e rinominato dai cristiani dell'Impero Romano, che finirono per alterare gli intenti, i significati e le funzioni liturgiche dei rituali originari.

Ma, scavando più a fondo, bisogna fare un salto a ritroso nel tempo per esaminare le radici pagane della Pasqua, almeno secondo i miti: infatti, ancora prima che la ricorrenza fosse adottata dal popolo ebraico post-diluviano, molti miti religiosi annoveravano l'evento della resurrezione, come il culto del dio egizio Horus e quello del Sol Invictus, associato al dio persiano Mitra (di cui si è parlato nell'articolo "[Rubrica] Perché siamo ancora pagani: le origini del Natale" del Superuovo). Bisogna inoltre aggiungere che le controparti pagane della Pasqua si estendevano per tutto il periodo di fertilità della vegetazione, coprendo dunque, a livello rituale, anche l'attuale Lunedì dell'Angelo, popolarmente noto come Pasquetta.

Il pantheon romano e le "prime" uova

Sempre in riferimento alla resurrezione, all'inizio della primavera si celebrava, in delle festività specifiche, il dio Attis, figlio della dea Cibele, detta la Grande Madre, nonché strettamente legato alla vegetazione. Parliamo in riferimento alla resurrezione perché il suo mito si fonda su un ciclo di morte e rinascita orientato al mondo vegetale e al suo rifiorire. Inoltre, molte statue della Grande Madre possedevano gli attributi della fertilità, come forme tondeggiati, molteplici seni e uova: la Dea Madre era infatti spesso associata all'idea di uovo, da sempre simbolo di rinascita, vita eterna e fecondità, un'immagine che è sopravvissuta fino ad oggi, seppur denotata in maniera differente.

Tra germani e celti: il coniglio pasquale

Vi siete mai chiesti da dove derivi la parola Easter, il nome inglese per la Pasqua? Abbiamo già visto che ha legami con la versione babilonese di Ishtar, a dire il vero un'argomentazione piuttosto debole, ma la vera matrice del termine è germanica e risale a Ostara (od Oestara), un sabba pagano che si celebrava (e si celebra tutt'ora) il giorno dell'equinozio di primavera, dedicato alla rigenerazione della natura e alla rinascita della vita, quindi alla dea Eostre (o Eastre, o Eostar), matrona della fertilità, dalla cui radice ovviamente Easter. Il culto di tale deità e le conseguenti usanze festive si espansero a tutte le regioni toccate, in Europa, dalle invasioni germaniche...

ma fortunatamente, Eostre si scoprì molto vicina a divinità di altre culture indoeuropee, come Estia, figlia di Crono e Rea nella mitologia greca, e Vesta, la controparte di Estia nell'impero romano, quindi non fu difficile contagiarne usanze e tradizioni.

Nel giorno di Ostara le sacerdotesse di Eostre, durante dei particolari rituali nei templi della dea accendevano un cero, emblema della fiamma dell'esistenza, salvo poi spegnerlo solo all'alba dell'indomani. I riti più diffusi nella festa di Ostara, però, involvevano la sizigia ierogamica, ossia pratiche di teogamia durante le quali la rinascita della vita veniva deificata e sacralizzata attraverso l'unione sessuale, a detta dei racconti addirittura tra umani e divinità.

Nel periodo festivo di Eostre, un mese vagamente corrispondente ad aprile chiamato Ēosturmōnaþ (Eostur-Monath), i popoli anglosassoni festeggiavano la dea anche con ritualità connesse al rinnovamento della vita, alla primavera, alla fertilità e alla lepre o al coniglio, notoriamente specie animali dalla rapida riproduzione. E questi due animali erano così importanti che la stessa dea Eostre veniva talvolta raffigurata con la testa di lepre o di coniglio.

Nella tradizione celtica era vietato mangiare carne di lepre tutto l'anno, ma proprio tutto l'anno, eh... tranne il giorno dell'equinozio di primavera e della festa di Beltane, che cade il primo maggio, perché consumare le carni dell'animale voleva dire essere partecipi della sua fecondità.

Ma come mai il nome inglese dell'attuale Pasqua cristiana si aggancia a una festività che c'entra apparentemente così poco? Innanzitutto, la lepre sacra mutò lentamente nel coniglio pasquale che porta in dono le uova ai bambini, ma che significato hanno, a questo punto, le uova?

Beh, la festa di Ostara finì per essere assorbita dalla Pasqua, transizione palese persino nella nomenclatura inglese e tedesca ("Ostern" è Pasqua in tedesco), poiché entrambe condividono il periodo di celebrazione. Ciò fu possibile grazie alla maggior diffusione del Cristianesimo, precisamente riorganizzando la semantica liturgica attraverso un'opera di sovrapposizione sincretica della cultura cristiana alle antiche tradizioni pagane, in questo caso legate all'equinozio primaverile, in cui molti elementi pagani vennero inglobati tali e quali nella nuova religione, talvolta senza adeguate giustificazioni.

La mitologia greca: l'uovo di Pasqua e la colomba

Sappiamo che l'uovo è il simbolo dell'embrione primordiale da cui scaturirebbe l'esistenza, poiché è l'interno del guscio che ospita la genesi di una nuova vita, e che fu associato già alla Grande Madre nel pantheon romano. Ma il mito greco che forse diede origine alle attuali uova di Pasqua è ben più cupo e misterioso ed ha a che fare con Eurinome, un nome che ha diverse corrispondenze nella mitologia greca e che in questo caso rinvia a una dea della Frigia: emersa dal caos primordiale, la deità divise il cielo dal mare e prese a danzare nuda sulle sue onde.

Divertita dal vento del nord che spirava sulla sua schiena, lo prese e lo sfregò tra le mani, tramutandolo nel serpente Ofione, con cui si congiunse e con il quale intrattenne una danza sensuale.

Eurinome si trasformò però in colomba e depose un uovo che Ofione, su ordine della dea, avviluppò con le sue spire per sette volte. Nemmeno il tempo di far riposare il serpente, che l'uovo cosmico si dischiuse "liberando" tutto il creato. Tale visione del mondo è riscontrabile negli antichi miti della creazione del Mediterraneo e, inaspettatamente, anche in alcune culture extra-europee, ma è importante in questa sede perché costituisce uno degli elementi pagani integrati nella religione cristiana e nella Pasqua in particolare, poiché in molti riti precristiani di rinascita, generalmente primaverili, si iniziò a consumare uova e addirittura, in più tradizioni, a dipingerle sui gusci (similmente ad alcune tradizioni odierne, più strettamente americane) e solo dopo mangiarle a scopo propiziatorio.

Babilonesi, greci, romani, celti, germani, egizi

Insomma, non importa veramente da dove provenga una festa tanto sfaccettata e contaminata come la Pasqua, ma siamo certi che un insieme di culture sia confluito in questa ricorrenza così ricca ed emblematica per dei motivi ben precisi, e, grazie all'opera di restaurazione culturale della Chiesa, gli antichi simboli e le antiche tradizioni hanno continuato a persistere fino ai giorni nostri, permettendoci di ammirare e apprezzare usi, costumi e culture di popoli esistiti in un passato fin troppo lontano per poterli vivere di persona.

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