Questa è la storia di dieci anziani. E di un paese che si mobilita per loro. Sarebbe una bella storia, ma questo è solo un lato della medaglia. L’altro è costituto dalla delibera di un Consiglio comunale che mette la parola fine alla struttura che ospita attualmente gli anziani [VIDEO]. E li costringe – o meglio li costringerebbe, visto che la partita è ancora aperta – a un trasferimento forzato a più di venti chilometri di distanza.

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Considerato che stiamo parlando di persone che hanno le loro radici nel paese che li ospita, si può capire il disagio cui andrebbero incontro una volta che si recidesse il legame con quella che è stata la comunità di riferimento di una vita. Per questo è scattata una mobilitazione che ha visto la costituzione di un comitato, assemblee, audizioni in Regione e, soprattutto, una raccolta di fondi dall’esito sorprendente per mantenere aperta la struttura, cosa che ha consentito il mantenimento della struttura per un altro mese.

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Un comune nel cuore d’Italia

Siamo a Nocera Umbra, nel cuore d’Italia, ai piedi dell’Appennino che fa da spina dorsale alla penisola. Nella residenza per anziani gestita dall’Unità sanitaria locale ci sono dieci ospiti che da anni vivono lì. Alcuni di loro escono abitualmente: vanno al bar, si fanno una partita a carte, quattro chiacchiere e tornano per la cena. Altri no, perché gli acciacchi del tempo non consentono più di andare in giro da soli.

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Però sono circondati dall’affetto dei loro cari, che avendoli in paese li passano a trovare regolarmente. Siamo a Nocera Umbra, dicevamo. Ma siamo anche nell’Europa dell’austerità e, di conseguenza, nell’Italia dei tagli e delle “razionalizzazioni” che spesso hanno assai poco di razionale. Così succede che il Comune, che finora si è fatto carico dei costi della struttura, a un certo punto dice di non farcela più e decide di chiuderla.

Stop al 31 marzo 2018, si decide con un atto del 28 dicembre 2017. Il termine viene successivamente prorogato al 30 aprile. Poi, è notizia di venerdì scorso, il Consiglio comunale allunga la vita della struttura di un altro mese.

Una raccolta straordinaria

Nel frattempo è successa una cosa che ha dello straordinario. Perché alla decisione di venerdì scorso il Consiglio è arrivato premuto da una mobilitazione popolare e da una solidarietà mostrata dai residenti nei confronti degli anziani che ha dello straordinario.

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All’approssimarsi della chiusura deliberata, è stato costituito un comitato. Già dalla prima assemblea si è capita l’aria. «Sono arrivate oltre cento persone – dice Mario Bravi, responsabile di zona della Cgil, uno degli animatori della mobilitazione – e in quella sede è stato deciso, oltre che di chiedere il ritiro della delibera che chiudeva la struttura, di avviare una sottoscrizione per raccogliere fondi che consentissero di mantenere aperta la casa di riposo».

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E qui è arrivata la seconda sorpresa. Perché in pochi giorni sono stati raccolti tra i residenti 15.000 euro. Che è esattamente la cifra mensile spesa dal Comune - il resto, più o meno una cifra analoga, lo versano gli ospiti della struttura con le loro pensioni. Ecco come si è arrivati alla decisione di venerdì scorso adottata da parte del Consiglio comunale, che in qualche modo è stato “forzato”, oltre che dalla mobilitazione, dal fatto che i soldi per tenere aperta la casa di riposo c’erano. Ed erano stati sborsati dai cittadini.

Gli anziani 'costo insostenibile'

Ma la partita, come si diceva, non è finita. Perché il Comune non intende recedere dalla decisione di chiudere. Perché? E qui entrano in gioco questioni che assumono l’inconfondibile sapore del political-burocratese alimentato dall’austerità imposta dall’alto. Il sindaco Giovanni Bontempi si difende così: «In nessun comune esiste più una residenza per anziani autosufficienti completamente a carico del bilancio comunale. A Nocera, pur avendo adeguato le rette degli attuali ospiti siamo ancora ad un esborso annuo per le casse comunali vicino a 200.000 euro. Tali costi sono ormai divenuti insostenibili». Gli anziani o le casse, insomma. La strada individuata del Comune è quella dell’apertura di una struttura che non sia più “assistita”, bensì “protetta”. Cioè non per anziani autosufficienti, ma per non autosufficienti. Il che sposterebbe i costi di mantenimento dal Comune alla Regione. Ciò, si giustificano dal Comune, anche in considerazione del fatto che nel frattempo, dei dieci ospiti ce ne sono sette giudicati non più autosufficienti.

Lo zampino della burocrazia

Il passaggio da struttura “assistita” a “protetta”, cioè da ambito sociale (a carico del Comune) a sanitario (a carico della Regione), salverebbe gli interessi di tutti. Apparentemente. Perché la burocrazia è sempre pronta ad allungare la zampa. Già, perché si dà il caso che alla realizzazione di una struttura “assistita” per non autosufficienti, non si passa attraverso una soluzione breve - che sarebbe la più auspicabile, visto che ci sono in ballo dieci persone assai vulnerabili - ma si arriva mediante bando. E la cosa necessita di tempi che, a seconda dell’interlocutore che ti trovi davanti, possono variare da qualche mese a uno o due anni. Nel frattempo la struttura continuerebbe a stare nel bilancio del Comune, per cui i dieci anziani «sono un costo insostenibile». Perciò, in questo periodo di “vacanza”, gli anziani devono essere spostati. A Foligno, centro a venti chilometri da Nocera Umbra. Col conseguente sradicamento di persone assai vulnerabili. Gli anziani o le casse, appunto.

La lucidità del comitato

L’unico sprazzo di lucidità, in una vicenda che vede gli enti locali accecati dalla necessità di far quadrare i conti, pare arrivare dal comitato. Che oltre ad essersi fatto carico, attraverso la sottoscrizione, dei costi del mese di maggio per la casa di riposo, chiede una soluzione tampone che consenta a dieci anziani, cioè a dieci vite vulnerabili, di rimanere ancorati a ciò a cui sono stati legati per una intera esistenza, in attesa che siano evasi i tempi del bando per passare da residenza “assistita” a “protetta”. Non è un’impresa titanica. E in fin dei conti si tratta di 15.000 euro al mese, che nei meandri del political-burocratese di sicuro si trovano. E se una parte di quei soldi li hanno trovati i 5 mila residenti di Nocera Umbra in pochi giorni, mediante una sottoscrizione popolare, li possono ben trovare enti che gestiscono bilanci ben più corposi.

Un territorio provato

«Nocera Umbra – denuncia Bravi – si trova in un territorio che in questi ultimi anni ha visto la chiusura di aziende importanti e che è stato morso pesantemente dalla crisi. Basti pensare che questo centro aveva oltre novemila residenti all’indomani della seconda guerra mondiale e oggi ne ha la metà. Se si chiudono servizi importanti come questo della casa di riposo, si dà un ulteriore colpo a una realtà già pesantemente segnata». E c’è un ulteriore aspetto che rende paradossale la vicenda. A livello governativo nazionale lavora l’Agenzia per la coesione territoriale, che in un articolato documento la cui stesura è stata coordinata dall’ex ministro Fabrizio Barca, ha concluso che l’argine allo spopolamento delle «zone interne» è costituito anche dall’aumento dell’offerta dei servizi. «Ci sono anche dei soldi disponibili, sembra che quelle parole descrivano la situazione di Nocera Umbra», dice Bravi.

La partita è aperta, si vedrà come andrà a finire. Per il momento i soldi per il mantenimento del servizio della casa di riposo li hanno raccolti i cittadini.

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