Il caso riguardante il mostro di Firenze è stato riaperto. Il dettaglio che ha portato la procura a tale decisione non è dei più trascurabili: se già la notizia della riapertura delle indagini lascia alquanto scosso chi quel periodo di terrore lo ricorda bene, osservare le dinamiche che hanno mosso le idee della magistratura nelle ultime ore è quanto di più cinematografico il mondo avrebbe mai potuto aspettarsi.

I fascicoli riguardanti il mostro di Firenze [VIDEO], serial killer che ha terrorizzato l'Italia dal 1968 al 1985, caso tuttora irrisolto e precedentemente archiviato, sono nelle ultime ore stati riesumati e nuovamente consultati in vista della riapertura del caso stesso.

La nuova chiave dell'inchiesta per gli inquirenti stavolta pare essere più di un semplice identikit. Da mesi circola un'unico nome negli uffici giudiziari di tutta la Toscana: Joe (o Giuseppe) Bevilacqua.

Il nesso tra Joe Belivacqua, Pacciani e Zodiac

Nato in New Jersey, Usa, è stato incastrato da un'inchiesta condotta dal "Giornale" il cui reporter afferma come, nel 2017, abbia parzialmente confessato la colpevolezza al suo biografo e, inoltre, abbia sollevato parecchi dubbi all'interno di una lunga intervista contenente anche il racconto della sua testimoninanza al processo Pacciani, precedente indiziato principale per l'identità del killer toscano.

Quello che ha dell'incredibile è sicuramente quanto emerso proprio dai tanti dialoghi che il Bevilacqua avrebbe avuto col redattore della sua biografia: non solo il collegamento col famigerato mostro fiorentino sembri ormai palese, ma il racconto dell'uomo si intreccia con un altro famosissimo caso di omicidi irrisolti ad opera di un serial killer apparentemente ancora a piede libero negli Stai Uniti, soprannominato Zodiac.

Killer operante in California negli anni '70, diventò famosissimo grazie al suo insolito modus operandi, composto dall'invio di numerose lettere-sfida alla polizia prima e dopo ogni suo delitto, particolare che ha affascinato più di un artista come nel caso di David Fincher nell'omonimo film.

Secondo alcune intercettazioni telefoniche e molti dei particolari confessati proprio da Bevilacqua (come, ad esempio, indizi sul ritrovamento delle vittime) egli avrebbe operato come assassino dapprima nello Stato americano, Stato che lui stesso serviva come soldato, per poi trasferirsi in Italia ed assumere così un nuovo nomignolo, proprio quello de il mostro di Firenze.

La testimonianza

La sua testimonianza appare più chiara del previsto: dalla decodifica precisa delle lettere del killer statunitense, al dettagliato ricordo della cronologia dei fatti, fino al presunto collegamento tra i numerosi riferimenti di Zodiac all'acqua (riferimenti ricavati dalle stesse lettere del killer) con la propria firma nei delitti, un sadico gioco di parole col suo cognome, Bevilacqua.

E ancora, sempre al telefono avrebbe accusato addirittura i suoi colleghi americani del Criminal Investigation Detachment che, secondo lui, fossero a conoscenza delle sue abitudini omicide.

Stando alle dichiarazioni, Joe Bevilacqua sarebbe arrivato in Italia intorno agli anni '70 (scagionandolo perciò dall'omicidio del '68, il primo imputato all'assassino italia) e, da fonti certe, avrebbe avuto il ruolo di direttore del Cimitero Americano dei Falciani a Firenze, dal 1974 al 1989.

Le autorità l'avevano avvistato l'ultima volta proprio nel 1994, quando si presentò come testimone al processo Pacciani. Da lì, nessun'altra notizia e, alla riapertura del caso, l'unità investigativa temeva che non sitrovasse neanche più sul suolo italiano e che, alla veneranda età di 82 anni, fosse tornato negli Stati Uniti. Lo scorso 1 giugno, però, la misteriosa ricomparsa: Bevilacqua smentisce pubblicamente le accuse tramite il suo avvocato e promette la querela verso i diretti interessati delle ricerche. Purtroppo per lui, alle autorità non basterà certo la sua parola per scagionarlo completamente dalle accuse, poichè la sua stessa voce registrata è il principale mandante di questa nuova (quanto vecchia) indagine.

False confessioni e depistaggi: le strategie del serial killer

Qualunque sia l'esito delle indagini (si spera ovviamente che la chiarezza non tardi ad arrivare) non sarebbe la prima volta, in caso di assoluzione di Bevilacqua, che una falsa testimonianza tiene impegnata inutilmente la polizia su un caso di killer misterioso. Era già accaduto in passato, infatti, non solo che innocenti venissero processati, ma anche che persone estranee ai fatti si autoacusassero di essere in realtà le figure misteriose di cui i giornali parlavano. È successo almeno una ventina di volte, ad esempio, nel famigerato caso della Black Dhalia, l'omicidio irrisolto più famoso e romanzato d'America, ma non solo. Tanto per Zodiac quanto per il mostro di Firenze, moltissimi sono stati i megalomani costituitisi colpevoli dei delitti, nessuno di questi però, ovviamente, portando con sé prove concrete. È molto interessante, dal punto di vista criminologico, analizzare non solo i gesti di questi snervanti avventori quanto, più nello specifico e magistralmente presentato nel caso di Zodiac, cosa spinga un criminale a confessare un omicidio.

Cominciamo col primo caso, ossia per quale motivo un innocente dovrebbe costituirsi colpevole senza che abbia subito una coercizione da parte del vero colpevole. La spiegazione ci viene suggerita direttamente dalla psicoanalisi di Freud. Secondo l'autore, in ogni individuo agiscono due tipi di pulsioni: Eros (pulsione alla vita, libido e pulsione di autoconservazione), e Thanatos (pulsione di morte, che si esprime sotto forma di ambivalenza, angoscia e senso di colpa).

In un paragrafo dal titolo “Criminali per senso di colpa”, egli descrive che nel corso del trattamento psicoanalitico, alcune persone, in gran parte rispettabili, gli confidarono di aver compiuto in passato azioni criminali più o meno gravi. Ciò che ci interessa però è che, secondo Freud, alcuni individui, attraverso l'atto delittuoso, ricercherebbero una punizione unicamente come sollievo ad un forte senso di colpa che provano nel profondo, derivante da un irrisolto conflitto edipico. Viene naturale quindi attribuire queste stesse caratteristiche ad individui che negli anni si sono così esposti mediaticamente accusandosi pubblicamente di essere dei serial killer, pur innocenti, per il semplice bisogno di ricavarne una punizione (si parla, ovviamente, di persone con gravi scompensi i cui sintomi non avremo lo spazio di spiegare qui di seguito).

Molto più interessante è il fenomeno Zodiac, ossia la pulsione dello stesso killer di lasciare indizi (nel caso del killer in questione, addirittura avvertimenti e suggerimenti). Prendendo le mosse dalla stessa analisi freudiana circa i criminali per senso di colpa [VIDEO], è da attribuirsi a Reik lo studio di tale istinto nevrotico, chiamato dallo stesso autore Coazione a confessare.

Secondo il celebere psicoanalista, esistono casi criminali di letterale auto-accusa che si manifesta puntualmente come un chiaro istinto inconscio nei soggetti. Prendendo in prestito proprio gli studi di Freud, Reik sostiene come la necessità di una punizione in relazione ad un complesso senso di colpa interno che li spingerebbe così a nascondere alcuni segnali della loro colpevolezza nelle loro confessioni (nel caso di Zodiac, probabilmente la relazione psicotica è talmente esasperata da portarlo addirittura a mostrarsi, seppur tramite lettere).

Capire le motivazioni dietro ad atti criminali efferati non è mai semplice e scontato, soprattutto se, come in questo caso, il vero colpevole tarda a mostrarsi (e forse non lo farà mai). Quello che possiamo evidenziare sono briciole dei disagi e disturbi psicotici che hanno spinto questi serial killer ad azioni riprovevoli. A noi, in quanto parte civile, non rimane altro che una manciata di pagine da studiare, nonchè un certo senso di inquietudine che anche dopo anni non può lasciare indifferente.