Non usciva quasi più, trascurava la scuola [VIDEO] e non era interessato a nulla, se non ai videogame. Passava le sue giornate in camera sua a giocare alla Playstation e per questo, un ragazzino appena 14enne di crema, nei giorni scorsi è stato tolto alla famiglia e portato in comunità. Inizialmente, i genitori hanno pensato che si trattasse della classica crisi adolescenziale: insomma capita a quasi tutti i teenager di essere arrabbiati con il mondo intero e di volersi isolare. Generalmente, però, si tratta di una fase è brevissima. Questo ragazzo, invece, secondo i giudici del Tribunale di Crema che hanno deciso di allontanarlo da casa, non sta vivendo semplicemente un "momento difficile", ma è drogato di Videogiochi e soffre di ludopatia, una vera e propria patologia.

Era ad un punto di non ritorno

I genitori, separati, si erano accorti troppo tardi che il loro ragazzo passava alla consolle dei videogame ogni minuto della sua giornata ed aveva un gravissimo problema. Hanno provato ad aiutarlo, a "recuperarlo", ma alla fine hanno dovuto rassegnarsi.

I servizi sociali della zona, dallo scorso autunno, stavano monitorando la sua situazione e non avevano notato segni di miglioramento. Anzi, gli operatori, erano certi che ormai il giovane era arrivato ad un "punto di non ritorno" e per questo hanno richiesto un intervento così drastico come l'allontanamento dalla famiglia [VIDEO].

Quando gli agenti della Polizia di Stato, sono entrati in casa per prelevarlo e condurlo in una comunità di recupero, il ragazzino non si è accorto di niente: era troppo preso dal videogame.

La battaglia legale

La decisione di condurre un ragazzo di soli 14 anni in comunità non è stata presa da un giorno all'altro.

Già qualche mese fa, i servizi sociali avevano inviato una dettagliata relazione al giudice del Tribunale dei minori per denunciare che il giovane, all'epoca ancora 13enne, stava vivendo una situazione particolarmente grave: per giocare con la sua Playstation si era isolato dal mondo; sempre più spesso, ci passava intere nottate. Quando gli operatori, a metà ottobre dell'anno scorso, gli avevano paventato la possibilità di finire in comunità, il ragazzo si era ravveduto, per qualche tempo. Per evitare di "cadere in tentazione" aveva consegnato la consolle alla mamma, si era rimesso a studiare ed aveva scritto una lettera, accorata e piena di buoni propositi al giudice. Nei due mesi successivi, come riportato dal quotidiano Il Giorno, però ci sarebbe stata una battaglia tra famiglia, servizi sociali e tribunale,

I servizi sociali avrebbero tentato di prelevare l'adolescente, ma non ci sarebbero riusciti anche perché, nel frattempo, l'avvocato della famiglia, Francesco Miragli aveva presentato un’istanza affinché il giudice rivedesse la sua posizione.

A fine dicembre, dopo un'udienza durate 3 ore con il magistrato Federico Allegri, si era però confermato quanto asserito dagli assistenti sociali: per guarire, il giovane, avrebbe dovuto essere allontanato dall'ambiente famigliare.

Il Giudice, in quell'occasione, aveva deciso saggiamente di non affrettare le cose e, il tempo gli ha dato ragione. Il ragazzo, infatti, alla fine, ha ceduto e si è rimesso a giocare ai videogame: nel giro di poche settimane è finito in un baratro e, stavolta, per tentare di recuperarlo davvero è stato necessario il trasferimento in una comunità.