Una vicenda assolutamente scioccante, come lo sono del resto tutte le altre notizie riguardanti la violenza da parte di una madre [VIDEO] nei confronti di un figlio piccolo. Nello specifico, il bambino lo possiamo considerare poco più che neonato. Questa storia tremenda è accaduta negli Stati Uniti, nella riserva indiana di Pine Ridge, nello stato del Sud Dakota, dove una madre ha ucciso con una violenza inaudita il proprio bambino di appena due anni, colpevole semplicemente di aver fatto la pipì a letto. Secondo quanto riferisce il quotidiano Il Mattino, infatti, il piccolo, Kylen Shangreaux, è morto a seguito delle violente percosse provocate dalla sua mamma, Katrina.

La madre 30enne rischia ora 40 anni di reclusione

La donna, appena trentenne, nel corso della notte avrebbe scatenato la sua inspiegabile ira nei confronti del bambino dopo che quest'ultimo non sarebbe riuscito a fare la pipì nel suo vasino, bagnando di conseguenza il suo letto. Un episodio che, a soli due anni, si verifica spesso ed è quasi del tutto fisiologico. Tuttavia, la giovane madre ha perso le staffe ed ha cominciato a picchiare il piccolo con violenza, fino a provocargli ferite e lesioni che gli sono costate la vita. Dopo essersi accorta del letto bagnato di urina, ha preso una cinghia con delle borchie e lo ha picchiato a morte. Quando si è resa conto che suo figlio era ormai deceduto, [VIDEO] ha pulito il sangue che c'era intorno al piccolo corpo senza vita ed ha telefonato ai soccorsi, parlando di un soffocamento con un pezzo di mela.

Una volta arrivato il personale di soccorso, però, si è reso subito conto che la realtà era un'altra e la verità, infatti, è venuta a galla poco dopo. La donna che ha perso il controllo di sé stessa, dopo aver confessato di aver usato violenza nei confronti del bimbo, ma di averlo fatto soltanto come una reazione istintiva, adesso rischia fino a quarant'anni di reclusione.

I risultati dell'autopsia: violenze che andavano avanti da tempo

Secondo le sue stesse dichiarazioni, la rabbia sarebbe esplosa perché il bambino aveva iniziato a chiamare la madre col nome della zia. Secondo quanto affermato dalla donna, il figlio l'avrebbe appositamente provocata, guardandola anche male. Ma l'esame autoptico, oltre ad accertare che il decesso del bimbo è stato causato da un'emorragia cerebrale, avrebbe evidenziato anche altre ferite e diversi segni di bruciatura di sigarette, elementi che confermerebbero un'ulteriore, atroce aspetto della questione: le violenze e gli abusi nei suoi confronti sarebberi stati messi in atto ormai da diverso tempo.