Al rientro a scuola degli alunni di Benevento [VIDEO], a tenere banco è la “guerra al panino libero” portata avanti da Clemente Mastella, sindaco del capoluogo campano, contro i genitori degli studenti del comune napoletano. Una guerra determinata e ricca di colpi di scena tra i due schieramenti avversi: da una parte Clemente Mastella, attualmente primo cittadino di Benevento e in passato alla guida del Ministero della Giustizia e successivamente del Lavoro; dall’altra, i genitori degli alunni delle scuole pubbliche del capoluogo campano decisi a far valere la propria voce.

Il ricorso 'pro panino'

Così, dopo il ricorso al Tar, la questione “panino libero” arriva anche sui tavoli del Consiglio di Stato che si esprime, anche questa volta, a favore dei genitori.

La decisione va a favore della libertà di scelta per studenti: è possibile portare il pranzo da casa oppure usufruire della mensa scolastica.

La prima sentenza era già stata emessa dal Tar della Campania il 13 marzo scorso, sentenza che era andata a favore degli studenti che si erano schierati contro l’imposizione delle mense scolastiche. La sentenza di oggi del Consiglio di Stato riguarda il ricorso in appello proprio dopo quella sentenza.

La guerra al panino libero di Mastella, in sostanza, è costretta ancora una volta ad un sonoro stop. “Nel merito l'appello è infondato”, queste le parole presenti nella sentenza pubblicata oggi 3 settembre dal Consiglio di Stato, dopo l'udienza del 5 luglio scorso.

Com'è cominciato tutto

La questione del “panino libero” è dilagata fino a spingersi oltre i confini della regione del Sannio e ad arrivare in tutta Italia, provocando la reazione e lo schieramento di moltissimi genitori e studenti di tutto lo stivale.

Una questione semiseria e, a tratti, buffa ma che è arrivata fino in tribunale.

Tutto è nato quando c’è stata un'ordinanza del Comune di Benevento, gestito da Clemente Mastella [VIDEO], sui pasti da consumare nelle scuole pubbliche da parte degli studenti: il regolamento comunale vietava deliberatamente di portare e di consumare a scuola alimenti preparati a casa. Da qui, l’imposizione di fruire solo e solamente delle mense scolastiche studentesche per tutti gli alunni della città.

Si può immaginare quanto, in una delle regioni che più ha dato alla cultura alimentare italiana, un'imposizione del genere possa rappresentare un problema, oltre che una forzatura atta a distorcere le finanze di molte famiglie. In molti casi, infatti, il costo della mensa scolastica sarebbe potuto essere non completamente sostenibile.