Massimo Sacco, l'imprenditore italiano rinchiuso da marzo 2018 nelle carceri degli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi, rischia di morire a causa delle privazioni e delle torture a cui viene quotidianamente sottoposto. Per tale motivo, l'imprenditore italiano ( che soffre anche di microcitemia) ha deciso di lanciare un appello disperato. Appello che viene lanciato attraverso la mediazione della compagna Monia Moscatelli con la quale Sacco è riuscito ad entrare in contatto telefonicamente dopo mille difficoltà e molte botte ricevute.

Infatti, negli Emirati Arabi i più elementari diritti umani di un detenuto sono calpestati tranquillamente. La registrazione della drammatica telefonata è stata consegnata a Roberto Arduini e Andrea di Ciancio, conduttori del Programma radiofonico di Radio 2 'I Lunatici'.

Le accuse contro Sacco

Come accennato Sacco è rinchiuso in carcere oramai da quasi un anno. E, come ha riferito alla compagna, gli rimane poco da vivere se non riceverà al più presto le cure necessarie.

Sacco, che ha 53 anni, si ritrova accusato di traffico internazionale di stupefacenti. Accusa che rigetta totalmente dichiarandosi innocente.

La tragica vicenda dell'imprenditore di origini romane ha inizio lo scorso 3 marzo, quando insieme ad un amico partecipa ad una festa presso un noto locale di Abu Dhabi, il Barasti. Durante la festa eccede nel bere e, non si sa come, si ritrova sulla spiaggia ubriaco e, in quel frangente, riferisce che uno sconosciuto gli consegna una busta che, si scoprirà più tardi, contiene della cocaina.

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Cronaca Nera

Precisamente 10 grammi di polvere bianca. Quella stessa sera viene fermato dalla Polizia di Abu Dhabi che lo preleva dalla sua abitazione. Ad inguaiare ulteriormente Sacco ci pensa il suo amico. Questi, infatti sotto le pressioni dei poliziotti arabi, inopinatamente dichiara che l'imprenditore romano è il suo spacciatore. Nel frattempo Sacco è il suo amico hanno già trascorso 7 mesi nelle celle della Stazione di Polizia di Al Barsha.

Dopo la "confessione" esorta all'amico Sacco viene immediatamente trasferito nel carcere federale Al Sadal 4 ad Al Wathba ad Abu Dhabi.

Non solo, la compagna dell'imprenditore sarebbe stata costretta a spogliarsi nuda davanti a 10 agenti uomini e a trascorrere un'intera notte in loro compagnia. Per questi motivi, allo scopo di salvare la Donna è dietro la promessa della sua libertà, Sacco si autoaccusa ammettendo falsamente di essere uno spacciatore e un trafficante di droga. Non è un'accusa da poco, infatti negli Emirati Arabi per traffico di droga si rischia la pena di morte.

Il racconto diretto dell'imprenditore

Nella sua telefonata Sacco racconta che il suo stato di salute sarebbe giunto ormai al collasso. I sanitari arabi gli avrebbero effettuato un esame del sangue dal quale risulterebbe che la sua microcitemia ( una forma di anemia) ha raggiunto livelli devastanti. Sacco è stato sottoposto anche ad un'ecografia alla milza che ha evidenziato come l'organo abbia raggiunto dimensioni spropositate.

Di conseguenza, il rischio è che la microcitemia si trasformi ben presto nella più grave leucemia. I sanitari arabi, secondo l'imprenditore, non saprebbero neanche cosa sia la microcitemia tanto che hanno tentato di convincerlo a prendere del ferro. Ma, ovviamente, nel suo stato questo avrebbe equivalso a condannarlo a morte. Per questi motivi Massimo Sacco si sarebbe rifiutato.

La Farnesina riferisce che il nostro connazionale è regolarmente visitato da un rappresentante del Ministero che è in contatto sia con i familiari che con i legali dell'imprenditore per fornire tutta l'assistenza necessaria. Si sta anche cercando di intervenire sulle autorità del carcere e sui medici. Ma come dice Sacco nel suo racconto gli rimane veramente poco tempo.

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