Redatta a mano, in stampatello: una lettera cruciale spuntata solo ora, potrebbe imprimere una svolta alle indagini sulla morte di Sissy Trovato Mazza. A scoprirla è stato Salvatore Trovato Mazza, battagliero papà di Maria Teresa, per tutti Sissy, l'agente di polizia penitenziaria di origine calabrese, morta il 12 gennaio dopo due anni di coma.

In servizio presso il carcere femminile di Venezia, Sissy fu trovata in fin di vita in un ascensore dell'ospedale civile dopo essere stata raggiunta da un colpo di pistola alla tempia. Dopo quell'episodio rimasto misterioso, le indagini si erano indirizzate sull'ipotesi del suicidio.

La lettera in cui aveva denunciato gravi fatti avvenuti in carcere potrebbe portare a un'altra verità sulla morte della 28enne.

La lettera trovata dal padre

Salvatore Trovato Mazza ha trovato questa lettera dopo la morte di Sissy facendo ordine tra i suoi cassetti. È indirizzata all'allora direttrice del penitenziario femminile della Giudecca, Gabriella Straffi. Nella lettera redatta a mano, Sissy avvisa i suoi superiori d'essere stata avvicinata da alcune detenute che le hanno raccontato fatti gravi sulle sue colleghe e di aver riferito tutto subito a un ispettore, di cui è indicato il nome, trattandosi di una questione molto delicata. Ma la lettera non è stata mai spedita.

Il 1 novembre 2016, Sissy fu trovata in fin di vita nell’ascensore dell’ospedale civile di Venezia dove era in servizio per sorvegliare una detenuta che aveva da poco partorito.

Un colpo di pistola l'aveva raggiunta proprio nel punto in cui non c'erano le telecamere. Cosa sia accaduto resta un mistero. Scampata alla morte, non ha mai potuto raccontarlo: entrata in coma, è rimasta in queste condizioni per due anni fino alla morte lo scorso 12 gennaio.

Fabio Anselmo, legale della famiglia, lo stesso che ha seguito i casi Cucchi e Aldovrandi, ha detto di non sapere se il documento sia stato già allegato al fascicolo d'indagine contro ignoti per induzione al suicidio aperto dalla procura di Venezia.

Ora i consulenti appena nominati dal pm di Venezia, Elisabetta Spigarelli, svolgeranno due accertamenti finora mai fatti. Uno sul dna della pistola d'ordinanza che Sissy aveva al momento dell'evento che l'ha ridotta in fin di vita, su cui non sono state trovate tracce ematichee di impronte digitali. Né è stata trovata polvere da sparo sulle mani di Sissy.

L'altro sul computer dell'agente, tornato alla famiglia completamente resettato.

La famiglia non ha mai creduto all'ipotesi del suicidio e si è opposta qualche mese fa all'archiviazione del caso. Il gip, Barbara Lancisi, ha perciò disposto nuove analisi. Il padre nel corso dei funerali che si sono svolti due giorni fa a Taurianova, Reggio Calabria, ha ribadito che la famiglia chiede solo la verità, e lo stato deve fare giustizia.

La testimonianza di una detenuta

Alcuni mesi prima del colpo di pistola, Sissy aveva segnalato ai suoi superiori traffico di droga, abusi e comportamenti illeciti da parte di alcune colleghe all'interno del carcere. Ma anziché esssere ascoltata e premiata, aveva ricevuto sanzioni disciplinari.

Ora, dopo la morte di Sissy, per renderle giustizia, ha deciso di uscire allo scoperto un'ex detenuta che a Fanpage ha raccontato cosa accadeva tra le mura dell'istituto di pena. La donna ha riferito che Sissy aveva scoperto la presenza di cocaina. Lei, da detenuta, sapeva benissimo che la sostanza arrivava nella lavanderia del carcere attraverso i capi da lavare, portati da un battello, per poi essere nascosta nella plafoniera di una cella in modo che i cani non potessero scoprirla, ed essere poi venduta alle detenute tossicodipendenti. Si tratta della stessa casa di reclusione salita alla ribalta per episodi di sesso tra alcune detenute e un ex medico carcerario che ha patteggiato la pena a 18 mesi di reclusione.

Per l'ex detenuta Sissy è rimasta vittima di un tentativo di intimidazione finito male, un chiarimento finito nel sangue. Quello che aveva scoperto, avrebbe decretato la sua condanna a morte. L'ex detenuta la ricorda come "una persona pulita: per questo lì non stava bene".