Voci di piccoli africani morti in mare gli avrebbero suggerito la tentata strage dello scorso mercoledì, un'azione estrema ma senza la volontà di uccidere altri bambini. Ousseynou Sy, l'italiano di 47 anni di origine senegalese che ha dirottato e poi incendiato lo scuolabus che guidava e su cui erano a bordo 51 bambini e tre adulti (tutti salvi), nell'interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo che si è svolto ieri pomeriggio nel carcere milanese di San Vittore, ha giocato la carta della pazzia.

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Una presunta strategia, probabilmente d'intesa con il suo legale Davide Lacchini che ha già chiesto una perizia psichiatrica, per farsi riconoscere l'infermità mentale. Ma il gip Tommaso Perna che lo ha interrogato, sembrerebbe convinto che abbia recitato a soggetto. La procura di Milano ha chiesto la custodia cautelare in carcere perché Sy potrebbe colpire ancora, rendendosi protagonista di altre azioni "eclatanti": non ha manifestato alcun segno di pentimento, né chiesto scusa a nessuno.

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L'interrogatorio, le voci dei bambini e il 'sacrificio' per l'Africa

Al gip Tommaso Perna che ieri in carcere gli ha chiesto di ricostruire la mattina di terrore sulla strada provinciale Paullese diretta da Crema a Milano, il "lupo solitario" senza collegamenti con l'Isis e il terrorismo islamico ha raccontato che le voci dei bambini africani morti nelle traversate del Mediterraneo, da diversi giorni gli suggerivano di "fare un gesto eclatante a livello mondiale".

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Cronaca Nera

Le voci si sarebbero fatte sentire con maggiore forza dopo il 19 marzo, quando 49 migranti sono rimasti bloccati sulla nave Ong Mar Jonio in attesa di sbarco sul suolo italiano. Proprio quei bimbi morti gli avrebbero detto, durante il dirottamento dello scuolabus, di non fare del male ai 51 alunni della scuola media Vailati di Crema.

Ha riferito di aver sparso 10 litri di gasolio sul pullman solo per evitare che i carabinieri gli sparassero e che scoppiasse un incendio mentre si dirigeva a Linate, usando i bambini come scudo per andare a prendere un aereo per il Senegal.

Il gip gli ha chiesto come mai allora il bus è andato a fuoco: Sy ha ipotizzato un corto circuito, ma la spiegazione contrasta con le ustioni sulle mani dell'indagato.

Durante l'ora e mezza d'interrogatorio - presenti anche il procuratore aggiunto Alberto Nobili, a capo del pool dell'antiterrorismo milanese, il pm Luca Poniz e il difensore Davide Lacchini - non ha mostrato alcun segno di ravvedimento.

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Al contrario, ha sottolineato la necessità di compiere quell'azione per far capire a livello internazionale che le politiche migratorie portate avanti da Italia e Unione europea devono cambiare. Si è definito un "panafricanista" che si è voluto "sacrificare" per l'Africa affinché non ci siano più partenze e morti in mare.

Ha auspicato la vittoria della destra in Europa, cosicché possano essere bloccate una volta per tutte le partenze dei migranti.

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Secondo l'avvocato difensore, Sy durante l'interrogatorio avrebbe mostrato "evidenti segni di squilibrio" che, però, il gip, secondo quanto riferito ai cronisti, non ritiene di aver visto.

La Procura: Ousseynou Sy resti in carcere

I pm hanno chiesto al gip la custodia cautelare in carcere perché sussisterebbe il pericolo che Sy possa reiterare il reato di strage. Per la procura milanese che lo ha indagato per sequestro di persona, incendio, resistenza e strage con l'aggravante della finalità terroristica, l'azione è stata ampiamente premeditata. La lucidità con cui l'uomo si è procurato due taniche di gasolio, accendini e coltello, fascette per legare gli studenti, stride con l'immagine di un pazzo.

Per gli inquirenti sono tante le contraddizioni e le bugie dell'autista. Sul pullman aveva detto che voleva vendicare i suoi tre figli morti in mare, ma è falso: ha due figli che vivono a Crema, avuti da un'ex moglie italiana. Ieri ha detto che non voleva fare del male a nessuno, ma che il suo era solo un gesto dimostrativo. Però a bordo di quel bus aveva minacciato: "Da qui non esce vivo nessuno". Ha detto che il video appello ad amici e conoscenti in Senegal, girato con il suo telefonino che però non si trova, l'avrebbe inviato anche al suo avvocato che non lo ha mai ricevuto.

Di certo c'è che non è pentito, e dopo la sua prima notte in carcere è stato trasferito nel settore protetto dove ci sono stupratori e pedofili. Gli altri detenuti che avrebbero voluto dargli una lezione, avevano tirato uova e arance contro le sbarre della sua cella.

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