Cade una delle ipotesi più drammatiche relativamente alla misteriosa morte di Imane Fadil, avvenuta lo scorso primo marzo alla clinica Humanitas di Rozzano, dov’era ricoverata da circa un mese. Sul giallo del decesso della modella, testimone chiave del processo “Ruby ter”, la procura di Milano ha aperto un’inchiesta contro ignoti per omicidio volontario, affidata alla pm Tiziana Siciliano. Nei giorni scorsi si era a lungo parlato di una possibile contaminazione con sostanze radioattive, ma come anticipato dal Corriere della Sera, le analisi svolte nelle scorse ore da un’equipe, guidata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo e formata da medici, esperti di fisica nucleare e vigili del fuoco – allertati per prevenire i possibili rischi da contaminazione – non ha trovato nessuna traccia di radioattività da raggi alfa sui campioni prelevati da fegato e reni della giovane.

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Le biopsie sono state effettuate nel il laboratorio dell’Istituto di medicina legale di Milano ed hanno riguardato soltanto i tessuti, non i liquidi. Gli esiti degli esami saranno riconfermati nelle prossime ore da un ulteriore approfondimento da parte del Centro ricerche Casaccia dell'Enea a Roma.

Si attende ora l’autopsia sulla salma di Imane Fadil

Comunque non lascia dubbi il risultato del test, che ha anticipato lo svolgimento di una vera e propria autopsia, la cui data deve essere ancora fissata dagli inquirenti.

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Infatti, se le analisi sulla radioattività avessero dato esito positivo, sarebbe stato necessario adottare precauzioni eccezionali per evitare un possibile contagio. Quindi adesso si può affermare che la modella marocchina di 34 anni, morta con gravissimi danni a reni e fegato non è stata contaminata con metalli radioattivi. Dunque restano ancora valide le altre due ipotesi formulate dai magistrati: un avvelenamento da metalli o la morte per malattia rara.

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Cronaca Nera Silvio Berlusconi

Il mistero delle tracce di metalli nel sangue di Imane Fadil

Resta il mistero delle quantità di metalli come cromo, cadmio, antimonio e molibdeno trovati nel sangue e nelle urine della giovane, teste chiave nel processo che vede Silvio Berlusconi accusato di corruzione in atti giudiziari. Si tratta di valori superiori alla norma, ma non letali, difficili da spiegare, anche se alcune di queste sostanze, non sarebbero così difficili da reperire in commercio, sotto forma di sali.

Sarà importante verificare la loro presenza in quegli organi dove normalmente si accumulano questi metalli: i valori delle analisi potrebbero confermare o meno l’ipotesi di avvelenamento. Dopo l'autopsia, che a questo punto toglierà ogni dubbio, la salma di Imane Fadil potrà finalmente essere restituita ai famigliari.

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