Era tutta rifatta e pure 'triviale'. La cattedrale parigina di Notre-Dame andata a fuoco lunedì sera, ufficialmente antica più di otto secoli, simbolo della Francia e della cristianità, in realtà è una ricostruzione recente, "una suggestione di medioevo teatrale, scenografico e moderno". Parola del corrosivo e popolare critico d'arte Vittorio Sgarbi, voce assolutamente fuori dal coro che, in giorni di commozione diffusa e attenzione mediatica planetaria, tra canti e preghiere, persino veglie di francesi addolorati, ha voluto smontare la retorica sull'accaduto.

"Abbiamo perso una cartolina da Parigi", ha detto Sgarbi interpellato da più media, ma non un monumento medioevale, perché ad andare in fumo è stato un edificio che fa parte della nostra storia recente. E comunque, ed è una stoccata alla grandeur francese, è una chiesa che per il critico non ha niente a che vedere con i capolavori architettonici e monumentali italiani.

Sgarbi, incendio di Notre-Dame: 'Nulla di irreparabile'

Un dramma sì, una tragedia no: intervenuto nel corso della trasmissione de La 7 'L'aria che tira' e poi intervistato da varie testate, Sgarbi ha espresso a chiare lettere la sua opinione sull'incendio che ha distrutto il tetto e una guglia della cattedrale di Parigi, ma non lo scheletro di quello che finora era il monumento più visitato di Parigi.

"Non è il Medioevo che è andato distrutto, ma una ricostruzione come quella del Nome della Rosa, quindi moderna, molto vicina a noi". Non è una tragedia perché si tratta di un'opera iniziata nel 1200, ma largamente alterata nei secoli. All'interno non c'erano opere di Michelangelo o di Caravaggio andate distrutte e l'unico bene di valore, un quadro di Guido Reni, sembrerebbe salvo.

Il valore della cattedrale non è artistico, ma in quanto spazio spirituale per l'aura che vi si respirava, ha detto Sgarbi.

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Curiosità

Parlare di fine del cristianesimo, morte dei valori, o addirittura di '11 settembre', per il sindaco di Sutri e parlamentare di Forza Italia, è una "scemenza". La chiesa, per come appariva fino a lunedì, è il risultato di restauri ottocenteschi fatti, dopo le devastazioni della rivoluzione francese, dall'architetto Viollet-le-Duc, una specie di mago degli effetti speciali che Sgarbi ha paragonato all'inventore di E.T., Carlo Rambaldi.

La guglia distrutta era del 1870, ed è paradossale che un'impalcatura montata per restaurarla ne abbia provocato la distruzione accidentale. La parte pregevole è quella delle due torri con i portali, rimasta intatta. Le vetrate, ha chiarito il critico, sono state realizzate tra gli anni '30 e '60 dello scorso secolo.

Notre-Dame, destino di resurrezione

È comprensibile per il noto personaggio televisivo che l'incendio abbia provocato una reazione emotiva diffusa.

A ben guardare, però, l'accaduto va ridimensionato perché "non c'è stato un morto, non c'è stato un attentato, non c'è di mezzo l'Isis, non c'è nulla di doloso": si è trattato di un incendio accidentale, le cui cause sono ancora in corso di accertamento.

Nella storia degli edifici monumentali italiani, ci sono stati secondo Sgarbi eventi ben più gravi a cui si è posto riparo grazie alle migliori eccellenze: il crollo delle cattedrali di Gemona o di Noto, così come gli incendi alla Fenice o al Petruzzelli.

La struttura primaria fondamentale dell'edificio di Notre-Dame è salva, ed è nel destino stesso di questo monumento la ricostruzione, fa parte della sua storia: "non vedo danni irreparabili dal punto di vista artistico". Per Sgarbi, anzi, la cattedrale ha una sorte fortunata: grazie alla "chiamata dei sentimenti" provocata dall'incendio, in poche ore sono state raccolte cifre enormi, forse anche maggiori di quelle che serviranno.

Come ha detto il presidente francese Emmanuel Macron la chiesa è salva e ha un destino di resurrezione: un dato positivo, secondo Sgarbi, che a Pasqua suona ancor più solenne. Non resta che capire quali saranno i tempi perché la resurrezione si compia: proprio oggi Macron parlando al Paese ha annunciato che la cattedrale "in cinque anni rinascerà più bella di prima". La promessa del presidente, a molti pare un'utopia anche perché la chiesa non era assicurata: dovrebbe pagare lo Stato che in Francia è proprietario degli edifici religiosi. Grazie a donazioni di big dell'imprenditoria, l'utopia diventa possibile.

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