Kyra Kole, al secolo Edyna Greta Gyorgy, è uno dei tanti personaggi che popolano il sottobosco del mondo dello spettacolo in Italia. Sul suo curriculum, pubblicato online, possiamo leggere di qualche apparizione in tv, la più importante come ballerina in una vecchia edizione di “Ciao Darwin”, ma anche di un servizio per “Le Iene”, di poche pose in alcuni piccoli film – come “Benur, un gladiatore in affitto”, del 2013 – ed, infine, dell’attività come dj di musica dance.

Ma, spente le luci dei riflettori, la donna, cittadina ungherese, ha rivelato un’insolita abilità nel gestire, in modo quasi imprenditoriale, un giro di squillo. Le “signorine” operavano all’interno del centro massaggi gestito dalla showgirl a Carate Brianza, in provincia di Monza. I carabinieri e la Procura della cittadina brianzola hanno condotto le indagini che hanno portato nei giorni scorsi all’arresto di Kyra Kole, con l’accusa di sfruttamento della prostituzione.

L’ordinanza è stata disposta dal gip Cristina Di Censo, accogliendo le richieste del pm Carlo Cinque, che è riuscito anche a far sequestrare 70mila euro in contanti, con ogni probabilità frutto dell’attività criminale.

Le escort con la partita Iva

Infatti nel centro estetico dell’attrice ungherese lavoravano sette donne, dai 18 ai 40 anni, di nazionalità marocchina, rumena, ucraina, polacca ed italiana.

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Cronaca Nera

L’avvenente Kyra, che recentemente è stata protagonista anche di un servizio fotografico per l’edizione spagnola di Playboy, aveva cercato di nascondere il giro di squillo dietro una parvenza di legalità. Infatti tutte le escort potevano iniziare ad esercitare in quel luogo solamente dopo aver aperto una regolare partita Iva: così risultavano come “lavoratrici autonome” a cui la proprietaria dei locali faceva pagare un canone d’affitto per disporre delle stanze in cui si incontravano con i clienti, ufficialmente per offrire loro dei servizi professionali di massaggiatrici.

Una struttura gestita con ‘accortezza imprenditoriale’

Tuttavia i carabinieri di Seregno, guidati dal maggiore Emanuele Amorosi, hanno installato delle telecamere all’interno del centro estetico, che ben presto hanno rivelato cosa accadesse realmente tra quelle mura. Ad esempio si è visto come Kyra Kole si appropriasse della metà dell’incasso delle giovani escort, passando regolarmente ogni giorno a riscuotere il denaro.

L’attività era gestita in modo così rigoroso che gli inquirenti hanno parlato di “accortezza imprenditoriale” da parte della donna. E probabilmente questa lucrosa struttura, messa in piedi dalla soubrette, sarebbe andata avanti per molto tempo, se un giorno i militari dell'Arma non l’avessero scoperta, in seguito ad un litigio scoppiato tra due delle “massaggiatrici” presenti. Così quel centro, sorto in una palazzina a pochi metri di una sala teatrale dell’oratorio e da una scuola, sarebbe stato frequentato ancora a lungo da tutti quei clienti che vi si recavano abitualmente.

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