L'omicidio del vice brigadiere Cerciello Rega sta avendo una coda che, di fatto, si è trasformata in una vicenda a se stante. Subito dopo la confessione di uno dei due americani relativamente all'uccisione del militare, ha iniziato a girare una foto in cui il suo amico Gabriel Christian Natale Hjorth è ritratto bendato, ammanettato e con il capo chino all'interno di una caserma dei Carabinieri. Un fatto grave che, per molti, potrebbe avere anche ripercussioni processuali e legali in grado di arrivare al punto in cui l'atto istruttorio dell'interrogatorio potrebbe essere annullato per la prova di coartazione rappresentata dallo scatto in questione.

I Carabinieri, però, sono pronti a fare luce sulla vicenda e consegnare gli elementi d'indagine ai magistrati. In questo senso risulta particolarmente interessante la ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera in cui emerge come l'istantanea (nella sua versione più estesa) porti a galla la presenza di un soggetto che, a prima vista, non sembra essere presente nella foto.

Il lembo di una t-shirt nera sulla destra

Già a prima vista ci sono pochi dubbi sul fatto che la foto di Hjorth bendato e ammanettato sia stata scattata dentro una caserma.

Dunque, questo era un dato assodato e legittimo dalla presenza dei due Carabinieri in divisa, dall'arredo e dai quadri affissi sulla parete. Ciò che, invece, non poteva essere notato subito era la presenza sull'estrema destra di una persona in piedi avanti al ragazzo, non visibile in tutti gli scatti presenti sul web, ma solo in quelli più estesi. Si vede, infatti, il lembo di una polo o di una maglietta nera che attesta la presenza in borghese di un soggetto che è stato identificato dai Carabineri.

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Cronaca Nera

Lui, come tutti quelli presenti nella stanza, sono stati individuati e segnalati. Sarà la magistratura, destinata a ricevere un'informativa sul fatto, a stabilire le loro eventuali responsabilità.

Bendato per non fargli vedere lo schermo

Secondo quanto riporta sempre il Corriere della Sera l'ultima persona da identificare sarebbe chi ha scattato la foto. Quest'ultima pare sia stata inviata pochi minuti dopo quanto accaduto in una chat interna.

Pare, inoltre, che il telefonino possa essere stato usato per immortalare il momento dal basso verso l'alto e questo autorizza a credere anche nella possibilità che possa essere stato qualcuno dall'esterno a fotografare il tutto, magari dal terrazzino. Allo stesso modo non si esclude che sia stato qualcuno presente nella stanza e che abbia utilizzato quel posizionamento per scongiurare la possibilità che all'interno dell'obiettivo finissero anche i volti dei colleghi.

Nel frattempo il sottufficiale trasferito per aver bendato l'indagato ha detto di averlo fatto per non fargli vedere quello che c'era sui monitor e ha evidenziato come tutto sia durato al massimo cinque minuti, prima di spostarlo in altra stanza per le procedure di identificazione.

La magistratura, in ogni caso, proverà a far luce sul percorso che ha avuto la foto e come sia diventata di dominio pubblico.

In particolare si vorrà capire quale fosse l'intenzione di chi ha immortalato tutto: ossia denunciare l'abuso o esporla come trofeo, considerato che si era di fronte a qualcuno che era complice dell'omicidio di un carabiniere. Sempre secondo quanto riporta il Corriere esiste la possibilità che a diffondere pubblicamente quello scatto possa essere stato un militare non operante nella caserma dove tutto è avvenuto.

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