"Ha la forza di un leone, non immagini tutto ciò che è capace di sopportare", è un passaggio della lettera dedicata alle mogli dei carabinieri che Rosa Maria Esilio (28 anni), vedova del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega (35 anni) ucciso con 11 coltellate in una folle notte romana dal californiano Elder Finnegan Lee (19 anni) con la complicità dell'amico Christian Gabriel Natale Hjorth (di 18 anni), ha letto nella chiesa di Santa Croce di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana, Napoli.

Ieri si sono svolti i solenni funerali di Rega, alla presenza delle più alte cariche dello Stato e del comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri. È la stessa chiesa dove lo scorso 13 giugno, appena 47 giorni fa, Rosa e Mario si erano uniti in matrimonio; e proprio con la forza di un leone, la donna ha dato l'ultimo saluto a suo marito, e al ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha detto: "Lo Stato difenda gli onesti, non quegli assassini viziati".

Funerali del vicebrigadiere, la vedova a Salvini: 'Non è giusto morire mentre si sta facendo il proprio lavoro per gli altri'

Sembra passata una vita e invece non sono trascorsi neanche due mesi da quando si erano sposati, ma la festa ha lasciato il posto al dolore. Il 13 giugno scorso, nella chiesa di Santa Croce di Santa Maria del Pozzo, a Somma Vesuviana, loro paese natale, Rosa e Mario, lei laureata in farmacia, lui carabiniere in servizio presso la stazione Franese di Roma, avevano celebrato le nozze dopo 10 anni di fidanzamento.

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Cronaca Nera Matteo Salvini

Lei teneva tra le mani un mazzo di peonie bianche, le stesse che aveva anche ieri. Quel giorno di giugno, lui era in alta uniforme e il picchetto dell'Arma aveva sguainato le spade per far passare gli sposi sotto le lame. Anche ieri c'era un picchetto ai lati dell'altare, ma per accompagnare il feretro di Mario durante le esequie.

Sulla sua bara, avvolta dalla bandiera tricolore, c'erano il cappello da carabiniere, la sciabola, le medaglie, le foto dei giorni felici con Rosa, la maglia del Napoli, quella con il numero 24 di Insigne, di cui era tifoso.

A stargli vicino per tutto il tempo del rito funebre c'era Rosa Maria, che aveva chiesto di non essere ripresa dalle telecamere della Rai perché il suo strazio non fosse esibito. E infatti ieri, all'arrivo in chiesa a bordo di una berlina, si era coperta il volto con le foto del suo Mario, proprio come aveva fatto il 26 luglio partecipando alla messa nella chiesa romana della Santissima Trinità dei Pellegrini, davanti alla stazione dei carabinieri di Piazza Farnese.

Aveva con sé il quadro del suo Mario in alta uniforme, la stessa immagine che ha fatto il giro di tg e social, mentre ha lanciato il suo appello a Matteo Salvini. Al vicepremier, giunto a salutarla, ha detto che Mario era un buono, che contava in Salvini perché credeva nello Stato e in chi lo rappresenta e che per lei suo marito era lo Stato. A Salvini, Rosa Maria ha detto: "Non è giusto morire così in una notte di luglio mentre si sta facendo il proprio lavoro per gli altri".

Al ministro ha chiesto di stare dalla parte di chi "fatica", come si dice al Sud, quella degli onesti, e non quella degli assassini, "due ricchi e viziati" che ancora non si sono resi conto della gravità di ciò che hanno commesso. Alla fine Salvini le ha stretto le mani e si è allontanato via commosso, mentre la folla urlava: "Matteo, giustizia per Mario".

La lettera dedicata alle mogli dei carabinieri

In chiesa Rosa Maria ha scelto di leggere davanti alla bara di suo marito, con grande compostezza e forza, un testo che circola da anni sui social, dedicato alle spose e fidanzate dei militari. Tra i presenti la madre di Mario, Silvia, i fratelli Paolo e Lucia, Andrea Varriale, l'amico e collega sopravvissuto all'aggressione dei due americani e la cui testimonianza è stata fondamentale per il loro riconoscimento; quest'ultimo aveva anche partecipato alle sue nozze.

La lettura del brano, un dialogo tra Dio e un angelo al quale Dio spiega perché la donna di un carabiniere sia speciale, è terminata con la promessa di matrimonio rinnovata di Rosa Maria. Prima c'è stato l'intervento di Giovanni Nistri, comandante generale dell'Arma che, tra le altre cose, ha detto che il vicebrigadiere ucciso aveva l'età di sua figlia, 35 anni, e ha invitato tutti al rispetto, oltre le polemiche, per non dare a Mario "la dodicesima coltellata". Infine, l'arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare, ha concluso il rito funebre dicendo che tutta l'Italia è a lutto per Mario e da lui i politici devono imparare il senso dello Stato.

La testimonianza del papà di Rosa: 'Erano una coppia perfetta'

A sorreggere Rosa ieri al funerale e fino al tragitto al cimitero, come pure nei giorni precedenti, c'era suo padre, Mario Esilio, vicequestore in pensione. Un uomo dello Stato anche lui, che ne ha viste tante, ha rischiato la vita, ha fatto sacrifici per mandare all'università la figlia, ha assistito al sorgere dell'amore tra Rosa e Mario e mai avrebbe potuto prevedere questa tragedia.

"Erano una coppia perfetta" - ha detto - "Avevano progetti, si amavano, desideravano dei figli". Ora forse, Rosa Maria lascerà la piccola casa di tre stanze presa in affitto a piazza Farnese, poco distante dalla caserma dove suo marito prestava servizio, per tornare a Somma Vesuviana assistita da familiari e amici. Una casa ormai diventata invivibile. Tra quelle mura l'ultima sera Rosa, pure "allenata" al pericolo a causa delle professioni dei suoi cari, aveva detto a Mario: "Ma dove vai? Stai a casa". Erano appena tornati dal viaggio di nozze in Madagascar, ma il senso del dovere di Rega era troppo forte e gli è costato la vita.

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