"Ho esagerato un pochino", questo il massimo dell'ammissione: nessun ravvedimento in sede processuale dei quattro quindicenni che nel novembre scorso seviziarono e picchiarono in un garage di Varese un loro coetaneo. Oggi è arrivata la decisione esemplare da parte del Tribunale dei Minori di Milano, che in tempi rapidi per gli standard processuali ha condannato per tortura i quattro adolescenti. Si tratta della prima sentenza per il reato di tortura introdotto poco più di un anno fa in Italia e applicato ai minori; uno dei reati commessi anche dalla gang in Puglia che ha percosso ripetutamente un anziano, deceduto poi in ospedale.

Una condanna che farà la storia, come ha confermato il procuratore del Tribunale dei Minori, Circo Cascone.

Quattro anni e sei mesi è la condanna più alta per i bulli adolescenti ed è stata inflitta al capo banda definito un soggetto carismatico e ritenuto la mente del sequestro e del pestaggio. Quattro anni ai gregari che hanno agito come piccoli gangsters: l'accusa aveva chiesto in tutto condanne per 21 anni anche perché i giovani non avevano dimostrato alcuna debolezza e consapevolezza dei fatti compiuti. Per il capo-banda si apriranno le porte del carcere minorile di Milano, Cesare Beccaria, mentre gli altri tre resteranno in comunità.

La vittima

"Tanta soddisfazione per la condanna, per i tempi rapidi del processo e perché è stata data un'equa attenzione al caso", ha dichiarato il legale del quindicenne Augusto Basilico. "Il ragazzo sta meglio", ha affermato l'avvocato, "ma rivivere nuovamente l'accaduto in sede processuale lo ha particolarmente turbato".

Il 9 novembre 2018 il ragazzino era stato portato dalla baby gang in un garage del rione delle Bustecche, dove è stato torturato per più di tre ore consecutive.

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Cronaca Nera

Il quindicenne ha raccontato di essere stato spogliato, legato con dei cavi e colpito ripetutamente al volto con getti d'acqua fredda. Dopo aver ricevuto diversi colpi ai piedi con una spranga di metallo, dopo essere stato minacciato con un coltello puntato alla gola e con un accendino tenuto vicino ad una bombola di gas, al ragazzo sarebbe stato anche strappato un orecchino; oggetto che sarebbe stato indossato a turno dai suoi aguzzini per poi essere esibito, sui social network, come trofeo.

Al termine della tortura, il ragazzo è riuscito a tornare a casa con l'ordine, da parte della baby-gang, di non rivelare a nessuno l'accaduto; in caso contrario, i ragazzi si sarebbero vendicati con il fratellino più piccolo del quindicenne. Dopo essere riuscito a raccontare tutto ai propri genitori, la vittima è stata medicata in pronto soccorso ed è stata ricoverata nel reparto di neuropsichiatria infantile a causa del forte dramma subito.

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