A distanza di un mese, quello di Luca Sacchi è un delitto irrisolto perché ancora non si capisce nulla. Il sospetto, però, è che dietro l'omicidio a Roma del personal trainer 24 enne, un'esecuzione in piena regola, ci sia una storia di droga con pesantissimi retroscena. I legali della famiglia Sacchi giovedì scorso hanno accompagnato il papà Alfonso Sacchi, alla trasmissione di Bruno Vespa, Porta a Porta: sospettano che Luca avesse scoperto qualcosa di grosso.

Il papà ha lanciato un appello ad Anastasia, per cinque anni fidanzata del figlio, perché se sa parli: "Luca non può più dirci cosa sia successo, aveva già rischiato la vita per lei nel terremoto di Amatrice, portandola in salvo.

Lo ha rifatto ed è morto. Adesso, se lei sa qualcosa, e nutro ancora un filo speranza, è il momento di parlare. Così non è possibile". Le ceneri di Luca sono in un vaso di porcellana nella sua stanza perché i genitori l'hanno voluto accanto: ogni giorno abbracciano il contenitore. Alfonso lo ha anche sognato.

Il sogno

Lo ha raccontato ospite da Bruno Vespa. Alfonso chiedeva all'anziana madre perché non riuscisse a sognare il figlio, malgrado lo amasse tanto. Nel suo paese, in Abruzzo, si usa dire che deve trascorrere almeno un mese dalla morte del caro defunto finché, diventato angelo, possa essere sognato.

Alfonso credeva fossero solo dicerie locali e invece, a un mese dalla morte del figlio, l'ha proprio sognato.

Nel sogno, vede Luca nella stanza e gli domanda se non gli facciano male le braccia per i colpi che gli sono stati realmente inferti con una mazza davanti al pub John Cabot, all’Appio Latino, da Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due ragazzi di San Basilio oggi in carcere, che poi gli hanno sparato. Il figlio lo rasserena svelandogli che si sente bene, leggero, sollevato. "Tu non devi andare in cielo?", gli chiede il papà.

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"Io sto qua, sto bene qua e poi non so se andrò in cielo", risponde. Infine, Luca chiede al padre, che poi si sveglia piangendo, di dire alla mamma di non piangere più per lui.

Indagini a rilento, lamentele e ipotesi dei legali

Armida Decina e Paolo Salice, legali della famiglia Sacchi, a Porta a Porta hanno lamentato la 'stranezza' del caso: gli autori dell'omicidio sono stati assicurati alla giustizia il giorno dopo, mentre resta il mistero sul perché Luca sia stato ucciso, e le indagini vanno a rilento.

Per i legali, o si è verificato un terribile errore di persona e il soggetto da colpire non era Luca Sacchi, oppure il ragazzo quella sera ha scoperto qualcosa di losco. Si domandano: se Luca è stato colpito da una mazza da baseball e presentava contusioni sulle braccia rivelate dall'esame autoptico, come mai Anastasia, che pure ha detto di essere stata colpita, invece non presentava segni? Hanno proposto di prelevare un campione biologico per vedere se, tra i profili genetici che saranno rilevati sul bastone, vi siano quelli della ragazza.

Da persona offesa, vittima anche lei, Anastasia finora è la grande assente: non c'era al funerale del fidanzato. "Non capiamo il senso della tua assenza. Che bisogno c'è di nascondersi? Più lo fai, più cresceranno i dubbi su di te", le aveva scritto in un messaggio inedito letto da Vespa in trasmissione, papà Alfonso. Assente per non turbare il giorno del funerale, vista l'esposizione mediatica, secondo il suo legale. Ma a bordo delle moto che quel giorno sono sfreciate davanti la chiesa all'Appio Latino, secondo qualcuno, c'era anche lei.

La cameriera e baby sitter, due giorni dopo l'omicidio era tornata nella casa del fidanzato: "Non c'entro nulla con questa storia", aveva detto alla mamma di Luca per rassicurarla. Ha dormito nella stanza del ragazzo, ma la mattima dopo è andata via e da allora i rapporti tra lei e la famifglia Sacchi si sono allentati. Il suo legale, Giuseppe Cincioni, ha fatto sapere che Anastasia è disposta a parlare, a dire la sua verità, a dare il Dna e a sottoporsi a qualsiasi accertamento che la procura vorrà disporre.

Strani movimenti la sera dell'omicidio

A breve, inizieranno gli accertamenti dei carabinieri del Ris, e la procura convocherà Anastasia e l'ex compagno di classe del liceo Giovanni Princi che Luca aveva ripreso a frequentare. Entrambi, dopo il delitto, non hanno detto tutto quello che sapevano: né che c'era una compravendita di droga, né quanti soldi contenesse lo zaino della ragazza fatto ritrovare dai due arrestati.

Princi che ha precedenti per droga, intermediario secondo le indagini nello scambio di stupefacenti con i pusher, la notte dei tragici fatti ha compiuto strani movimenti. Mentre l'amico agonizzava, prima, alla guida dell'auto del fratello di Luca, lo ha accompagnato davanti all'ospedale San Giovanni.

Poi se ne è andato, è tornato per breve tempo, è riandato via ed ha spostato la Citroen C1 di Anastasia regolarmente parcheggiata davanti al John Cabot pub. Forse l'auto conteneva qualcosa da nascondere alla svelta? Domande a cui le indagini dovranno dare risposta.

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