Nella giornata di ieri, 19 novembre, l'agenzia Dire, riprendendo una nota diramata dall'associazione Giustitalia, aveva comunicato che Anna Maria Franzoni - protagonista di uno dei casi di Cronaca Nera più noti e controversi degli ultimi anni - aveva deciso di presentare domanda per ottenere il Reddito di cittadinanza. Questa, però, era stata respinta dall'Inps di Bologna. Di conseguenza, la "mamma di Cogne" avrebbe presentato ricorso avvalendosi del sostegno della suddetta organizzazione di consumatori e utenti.

Successivamente, però, è emerso che il comunicato di Giustitalia era una fake news.

Paola Savio, avvocato della Franzoni, ha provveduto a smentire la notizia, affermando che la sua assistita non ha mai avanzato alcuna richiesta per ottenere il sussidio. L'agenzia Dire ha immediatamente provveduto a fare chiarezza sulla vicenda, contattando il legale e raccogliendo le sue dichiarazioni.

Anna Maria Franzoni non ha mai pensato di chiedere il RdC

Il 7 febbraio di quest'anno, Anna Maria Franzoni, la mamma del piccolo Samuele (il bimbo di 3 anni trovato morto con una profonda ferita alla testa la mattina del 30 gennaio 2002 a Montroz, frazione di Cogne) è tornata in libertà. La 47enne, condannata in primo grado a 30 anni per omicidio, ha trascorso 6 anni di carcere e 5 di detenzione domiciliare (dal 2014, infatti, ha continuato a scontare la pena nella sua abitazione di Ripoli Santa Cristina, frazione di San Benedetto Val di Sambro, nel cuore dell'Appennino emiliano).

In questi anni, la donna in più di un'occasione è finita al centro di fake news (la più eclatante delle quali affermava che fosse la nipote di Romano Prodi) e, a quanto pare, in queste ultime ore sarebbe stata nuovamente presa di mira. L'agenzia Dire, riprendendo un comunicato inviato alla stampa da Giustitalia, aveva riportato che, con l'entrata in vigore del Reddito di cittadinanza (provvedimento fortemente voluto dal M5S per contrastare la povertà e, di conseguenza, rilanciare l'occupazione) anche Anna Maria Franzoni - sposata con Stefano Lorenzi e madre di due figli, Davide (classe 1995) e Gioele (nato un anno dopo la morte del piccolo Samuele) - aveva deciso di richiedere il sussidio.

L'Inps di Bologna, però, una quindicina di giorni fa, aveva rigettato la sua domanda. Raggiunta da vari organi di stampa, Paola Savio, storico avvocato della Franzoni, ha smentito la notizia, sottolineando che la sua assistita non ha mai presentato alcuna istanza.

Il coinvolgimento di Giustitalia

Stando a quanto emerso prima della smentita ufficiale, Anna Maria Franzoni aveva deciso di appellarsi contro la decisione dell'istituto pensionistico bolognese.

E qui era entrata in gioco Giustitalia, un'organizzazione di consumatori senza fini di lucro, la quale avrebbe dovuto affiancare la 47enne di Cogne nel suo ricorso, facendo leva su alcune detrazioni (pari a circa 950 euro) che l'Inps di Bologna non aveva preso in considerazione.

La suddetta detrazione prevista per legge - si sosteneva - non era stata applicata per errore e aveva fatto risultare il reddito della famiglia della Franzoni superiore ai 9.360 euro annui che costituiscono il limite massimo per conseguire il RdC. Nella fake news si precisava anche che il ricorso sarebbe stato presentato al Tribunale di Roma e che i 950 euro sarebbero dovuti essere moltiplicati per cinque in quanto, nella villetta di Monteacuto Vallese (ad un'ora di Bologna) ora vivono la 47enne (attualmente disoccupata ma co-proprietaria dell'abitazione), il marito Stefano Lorenzi, i suoi genitori, il fratello ed il figlio più piccolo.

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L'avvocato Paola Savio ha dichiarato che inizialmente non aveva dato alcuna importanza al comunicato di Giustitalia, considerandolo una "sciocchezza", ma successivamente ha deciso di intervenire perché la notizia si è rapidamente diffusa. Di conseguenza, ha riportato con fermezza che la Franzoni non ha mai presentato alcuna istanza per ottenere il Reddito di Cittadinanza e "di non averci neppure mai pensato".

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