Per molti, sposini in viaggio di nozze e pensionati affrancati dal lavoro, doveva essere la vacanza della vita. E invece, la permanenza a bordo della nave da crociera di lusso Diamond Princess, si sta tramutando in un incubo. Era partita per un itinerario di due settimane tra le coste cinesi e giapponesi. E' finita in quarantena dal 5 febbraio scorso nel porto giapponese di Yokohama, dopo che un passeggero è risultato positivo al nuovo coronavirus. Sta diventando una gabbia, una prigione galleggiante, il luogo al mondo, dopo la Cina, in cui c'è il più alto numero di contagi, e dove la vita scorre monotona scandita dalla misurazione della temperatura corporea.

Unica consolazione è che restare a bordo, salvo imprevisti, fino alla la fine del periodo di incubazione del 2019-nCoV, significa non aver contratto il coronavirus. Finora sono state fatte sbarcare 136 persone infettate: le ultime 66 ieri. Intanto, i decessi causati dalla polmonite del nuovo coronavirus salgono a 1018, con un picco spaventoso di oltre 100 morti nelle ultime 24 ore. Resta l'emergenza in Cina in cui ci sono il 99 % dei casi, ma per l'Oms resta un pericolo mondiale: destano preoccupazioni i casi di chi non è mai stato nel paese del Dragone rosso da cui arriva una speranza.

E' cominciata la sperimentazione di un vaccino sui topi.

Coronavirus, crociera da incubo: altri 66 sbarcati

La Diamond Princess era partita il 20 gennaio, proprio dal porto di Yokohama, per poi fare tappa ad Hong Kong dove è stato fatto sbarcare un uomo di 80 anni risultato infetto. Dai controlli, è emerso che a bordo c'erano alcuni casi di contagio. Tornata il 3 febbraio al porto di Yokohama, la nave è stata messa in quarantena dal 5 al 19 febbraio.

Ieri le autorità giapponesi hanno comunicato altri 66 casi a bordo, e i passeggeri risultati infetti dal coronavirus sono stati fatti sbarcare e portati in ospedali locali attrezzati.

Sul Paese del Sol levante pesa proprio la vicenda della Diamond Princess, con 3700 persone a bordo di tutte le nazionalità, tra cui 35 italiani, di cui 25 sono membri dell'equipaggio, compreso il comandante. Finora non c'è nessun italiano contagiato, ma l'infezione sembrerebbe espandersi.

Ci sono state polemiche perché i test non sono stati fatti a tutti i passeggeri, ma solo a quelli che hanno manifestato sintomi compatibili con la malattia e a chi gli è stato vicino.

Coronavirus, vita a bordo

Fare di necessità virtù. Alcuni passeggeri che sono in grado di comunicare con l'esterno, stanno documentando la vita sulla nave. Un'italiana con lo pseudonimo di Allegra Viandante stava tenendo un diario di bordo su Facebook, con tanto di riprese all'interno della nave e video dello sbarco delle persone infette con ambulanze e una fila di operatori sanitari in tuta antisettica bianca ad accoglierle sul molo, ma ora i suoi post sono stati cancellati.

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La vita sulla nave diventata un'incubatrice galleggiante, ha un'organizzazione molto rigorosa. La temperatura corporea va misurata con termometro personale ogni quattro ore. Se supera i 37 e mezzo gradi, va avvisata l'equipe medica. Si può uscire sul ponte, ma solo una volta ogni due giorni e per brevi passeggiate, tempo massimo un'ora e mezza, durante le quali è obbligatorio indossare la mascherina, da cambiare almeno due volte al giorno. E' vietato far visitata ad altri passeggeri, usare piscina o locali comuni. Dal momento che il contagio si può trasmettere con un semplice starnuto, sono vietate le conversazioni a meno un metro di distanza.

La precedenza per le uscite, è data a chi alloggia in cabine prive di finestre. C'è chi come una passeggera americana in una diretta Facebook ha manifestato la gioia di poter disporre di cabina con finestra e balcone, e di tenerla aperta notte e giorno per far passare l'aria. Il cibo è sicuro e abbondante come anche l'acqua, ai passeggeri sono state date salviettine disinfettanti per pulire mani e viso. Il bucato ognuno lo fa in stanza essendo interdetta la sala lavatrici. Ogni giorno vengono portati asciugamani puliti, e l'equipaggio ha distribuito ai passeggeri puzzle, giochi da tavolo, carta per fare origami, sudoku.

C'è chi fa stretching in camera, gli asiatici preferiscono il tai chi. Ma con il passare dei giorni, l'atmosfera si incupisce a dispetto dei tentativi di tenere l'umore alto. In molti cercano di ricostruire cosa abbiano fatto in nave prima della quarantena, e con chi siano entrati in contatto, sperando non con la persona sbagliata. Il console italiano a Tokyo, ha chiamato i connazionali a bordo e ha lasciato loro un numero di telefono da usare in caso di bisogno.

Coronavirus, l'appello dell'equipaggio indiano

Malgrado le misure sanitarie, non tutti vivono la permanenza coatta sulla nave con lo stesso spirito.

Tra i più spaventati di contrarre il coronavirus, ci sono gli uomini dell'equipaggio indiano. "Presto ci infetteremo tutti", dicono alcuni di loro chiedendo alle autorità di consentirgli di sbarcare. "Siamo spaventati. I test vengono fatti solo alle persone con oltre 37,5 gradi di febbre, ma andrebbero fatti a tutti, facendo sbarcare coloro che risultano negativi", ha detto in hindi uno di loro, Binay Kumar Sarkar.

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