Salgono a 1472 i contagi nella provincia di Bergamo, stando alle ultime cifre fornite dal Ministero della Salute aggiornate alla tarda serata di ieri, 10 marzo. Si estende così il divario tra la provincia orobica e le restanti aree lombarde, prima tra tutte il lodigiano che sembra finalmente mostrare i primi lievi segnali di miglioramento.

Bergamo chiamata a fermarsi, ma arrivano le prime multe

Si tratta probabilmente del sacrificio più grande per la provincia di Bergamo quello costituito dalla necessità di fermarsi. Una realtà ben nota per la sua dinamicità, il suo stacanovismo e la sua determinazione ora costretta a rallentare al fine di debellare la minaccia del virus.

Non nelle corde di Bergamo, ma il prezzo è fin troppo alto. Si susseguono disperati i messaggi di medici e operatori sanitari che riportano le condizioni di ospedali, sale e reparti di terapia intensiva ormai saturi. È un appello alla coscienza di chiunque: nessuno è immune, occorre rimanere a casa.

Ed è a partire dall’alba del nuovo decreto del 9 marzo che la situazione a Bergamo, tanto in città quanto in provincia, sembra finalmente aver preso una piega più responsabile. I principali snodi del centro sono praticamente deserti e molti commercianti hanno stabilito di tenere chiuse le proprie attività, rimandandone la riapertura agli inizi di aprile. E, per conseguenza del decreto, squadre di ufficiali delle forze dell’ordine presidiano poi tutti i centri abitati e le principali arterie stradali extraurbane, intervenendo affinché gli unici spostamenti consentiti siano quelli motivati da esigenze lavorative, sanitarie o di necessità, in ogni caso attestate mediante apposita autodichiarazione.

La sanzione per chiunque violi le limitazioni agli spostamenti consiste nella denuncia immediata per l’inosservanza di un provvedimento di un’autorità e la condanna all’arresto fino a 3 mesi o al pagamento di un’ammenda fino a 206 euro, salvo che non si possa configurare un’ipotesi più grave, quale, ad esempio, un delitto colposo contro la salute pubblica.

Stando ai dati aggiornati alla serata di ieri, gli agenti delle forze dell’ordine hanno effettuato sull’intero territorio bergamasco 972 controlli e riscontrato 11 violazioni. Si è trattato, in questi ultimi casi, di persone che hanno fornito delle informazioni non esatte o comunque non sufficienti a giustificare la propria mobilità, come la visita ad amici e conoscenti.

Due lavoratori avrebbero, ad esempio, dichiarato di essere diretti a lavoro, mentre rispettivamente fruivano del giorno di riposo e di ferie dovute alla chiusura dell'attività.

Un messaggio di solidarietà e speranza

Mai come adesso la provincia di Bergamo, ancora troppo spesso dipinta come realtà chiusa, fredda e ostile, mostra forti e positivi segnali di unità, che incoraggiano a pensare che dall’emergenza si possa uscire, a condizione che si osservino le disposizioni previste dal Governo. Si moltiplicano infatti i gesti di solidarietà nei confronti dei protagonisti dell’emergenza Coronavirus, nonché dei soggetti più deboli e considerati maggiormente a rischio. Agli striscioni posizionati dinanzi le strutture ospedaliere, i bergamaschi hanno accompagnato concrete forme di sostegno a medici, infermieri e personale sanitario, quali recapito di cibo o alloggi gratuiti in prossimità dei principali ospedali.

Senza tralasciare le dimostrazioni di vicinanza che singoli e associazioni hanno cominciato a riservare nei confronti di anziani, disabili o soggetti più a rischio, in termini di sostegno con l’approvvigionamento alimentare e sanitario. Sempre più ampia, infine, la partecipazione alle diverse raccolte fondi lanciate nelle scorse ore e destinate al rafforzamento dei reparti di terapia intensiva degli ospedali.