Il Movimento No Tap Brindisi nelle scorse ore ha inviato una nota agli organi di stampa locali circa la falda acquifera "salinizzata" trovata negli scorsi giorni in località San Paolo, non lontano dalla frazione di Tuturano. Le macchine stavano scavando il terreno in modo da definire la traccia delle tubature, quando all'improvviso è cominciata la fuoriuscita di acqua. Da allora sono al lavoro idrovore e autocisterne e il cantiere è stato momentaneamente bloccato. Sul posto sono giunti anche i tecnici dell'Arpa che hanno analizzato l'acqua della falda: gli esperti hanno confermato che la stessa non è adatta agli usi umani e neanche per l'agricoltura.

Il Movimento No Tap non la pensa così. Gli attivisti temono infatti che possa verificarsi un disastro ambientale, in quanto la falda acquifera incontrata da Snam durante i lavori rischierebbe di compromettere il deflusso delle acque meteoriche verso le Paludi di Punta della Contessa e a quelle di Cerano.

La zona rientra nelle aree sottoposte a tutela idrogeologica

Secondo quanto sostenuto dagli attivisti, la zona di Tuturano rientra in quelle sottoposte a tutela idrogeologica. Lo mostrerebbe una mappa dell'Ispra, ovvero il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente. Secondo il Movimento No Tap, Snam dovrebbe sapere queste informazioni, visto che prima di costruire il gasdotto l'azienda, sempre a detta degli attivisti, avrebbe fatto due anni di studi idrogeologici e morfologici.

La falda che sta Snam starebbe prosciugando porterebbe anche acqua meteorica superficiale al Canale Foggia di Rau e al Siedi. Inoltre, spiega il Movimento No Tap, si rischia di compromettere tutta la fauna e la flora dei parchi a sud di Brindisi, proprio come quello di Punta della Contessa, dove nidificano i fenicotteri.

Gli abitanti della zona sono anche preoccupati

Secondo quanto riporta la testata giornalistica locale online Brindisi Report, anche gli abitanti della zona, quando hanno visto le autocisterne all'opera, si sono preoccupati. I proprietari dei fondi agricoli non hanno neanche potuto accedere personalmente alla zona, in quanto il cantiere è sorvegliato sia di giorno che di notte.

Il Movimento No Tap ritiene, inoltre, che sia inutile prosciugare la falda soprattutto in questo periodo di siccità. Gli attivisti si chiedono se l'acqua trovata in contrada San Paolo potesse almeno essere immessa nella rete idrogeologica, questo per non compromettere ulteriormente il deflusso delle acque verso la costa. A tal proposito, Snam ha chiarito che l'acqua della falda verrà smaltita con le procedure e i protocolli stabiliti dalla legge. Già lo scorso anno i No Tap segnalarono episodi simili a quello che sta accadendo a Tuturano sulla strada che da Torchiarolo conduce alla marina di Lendinuso, sempre nel brindisino. Gli attivisti, in conclusione della nota inviata alla stampa, dichiarano che Snam deve essere fermata per evitare un ulteriore scempio del territorio pugliese.

Replica dell'ufficio stampa di Snam del 2 luglio 2020

Snam ribadisce che, anche nel caso del ritrovamento delle acque di falda durante i lavori del metanodotto Melendugno-Brindisi, opera nel pieno rispetto delle prescrizioni indicate nella Valutazione di impatto ambientale e dichiarate ottemperate dagli enti preposti al controllo. Come previsto, sono stati messi in atto i monitoraggi qualitativi e quantitativi dei livelli di falda, mediante il posizionamento di opportuni piezometri.

Gli attraversamenti dei canali hanno avuto durata limitata (circa una settimana ciascuno), si sono conclusi tra fine maggio e inizio giugno e l’assetto idrologico della falda non ha subito modifiche. In particolare, i piezometri installati in prossimità degli attraversamenti non hanno registrato un abbassamento del livello di falda salvo minime variazioni rientranti nelle oscillazioni stagionali dovute a eventi meteorici.

In ogni caso, il rilievo dei livelli di falda proseguirà anche nei sei mesi successivi alla conclusione delle lavorazioni. Nel frattempo, le acque rinvenute nel fondo degli scavi non sono state reimmesse nei canali vicini, in ragione delle loro caratteristiche chimiche, bensì conferite a un impianto di smaltimento autorizzato. La società ribadisce infine che nessun ulivo, inclusi naturalmente quelli monumentali, è stato espiantato senza autorizzazione.