"Vivo con la paura che mi uccidano". A parlare, dalla pagine di cronaca nera del Corriere della Sera, è Hamza Lyamani, il grande accusatore dell'appuntato Giuseppe Montella e di altri carabinieri della caserma Levante di Piacenza. Il giovane 26enne di origine marocchina, ha dichiarato di aver subito abusi e torture dagli uomini dell'Arma e al giornale di via Solferino ha raccolto la sua testimonianza.

La caserma di Piacenza sequestrata e gli arresti

Mercoledì 22 luglio la caserma Levante di Piacenza è stata posta sotto sequestro e sei carabinieri sono stati arrestati con le pesanti accuse di spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni e, addirittura, sequestro e tortura.

Altri quattro militari sono stati sottoposti a misure cautelari di altro genere, mentre almeno un'altra dozzina di persone risultano coinvolte, a vario titolo, nell'inchiesta.

Hamza Lyamani "frequentatore abituale" del comando di via Caccialupo, ha avuto il coraggio, tempo fa, di denunciare quanto accadeva in quella che, in questi giorni, è stata soprannominata la "caserma degli orrori". In Italia da quando era bambino, ha frequentato le scuole in città e si sente piacentino a tutti gli effetti (tant'è che parla in perfetto dialetto). Nella sua intervista al Corriere, ha confessato i suoi timori a Cesare Giuzzi, inviato per l'occasione a Fiorenzuola d’Arda, raccontando di aver assistito a una serie di abusi e di esser stato più volte picchiato e torturato.

Le accuse e le paure di Hamza Lyamani

Ora che i carabinieri sono stati finalmente arrestati, il "grande accusatore di Peppe Montella" ha paura. "Non vivo più - ha affermato - Bevo e non dormo la notte. Ho paura che mi uccidano". Poi Hamza ha raccontato dall'inizio la sua storia, per certi versi incredibile.

"Ho conosciuto Montella da ragazzino, quando faceva il preparatore atletico a calcio" ha precisato sottolineando che ignorava che facesse parte dell'Arma. Il 26enne, infatti, ha scoperto che Montella era appuntato solo nel 2016, quando venne arrestato per possesso di hashish dai carabinieri, di via Beverora, del "provinciale".

I militari, in quell'occasione, lo affidarono ai colleghi della Levante e, in caserma, ritrovò Montella che gli propose una collaborazione molto particolare. “Se mi dici chi spaccia - gli disse - ti faccio venire a firmare quando vuoi": Hamza accettò e fu ripagato con "fumo" e "bamba".

Grazie alla "soffiate" di Lyamani la squadra di Montella, negli ultimi anni, ha arrestato almeno una trentina di persone. Un risultato di cui il giovane non va per nulla fiero: "Me ne vergogno - ha sottolineato - Perché venivano picchiati a sangue e incastrati". Spezzando la droga, infatti, era facile trasformare l'accusa in "detenzione ai fini di spaccio". Il 26enne, ha aggiunto di aver assistito a pestaggi brutali che avvenivano nella “stanza della terapia” anche quando in caserma era presente il comandante.

Il tentativo di cambiare vita

A un certo punto della sua vita, Hamza Lyamani ha conosciuto una "brava ragazza", si è fidanzato e ha deciso di mettere la "testa apposto" e smettere. Montella, però, non glielo ha permesso: ha iniziato a pedinarlo all’associazione dove faceva l’affido e gli impediva di entrare al Sert.

E, da quel momento, la vita del marocchino si è trasformata in un incubo. "Hanno iniziato a picchiarmi - ha ricordato - mi rinchiudevano nello stanzino. Lì due mi colpivano e due fingevano di volermi aiutare". Il giovane ha poi parlato di torture che, in più di un'occasione, lo hanno fatto finire al pronto soccorso. Il ragazzo, non ha mai detto nulla per paura di non essere creduto e peggiorare la sua situazione.

Infatti, non si fidava neppure del suo avvocato che è lo stesso che, oggi, difende l'appuntato Montella. "Era un suo caro amico".

Un giorno, però, Hamza, stanco di subire, ha trovato il coraggio di parlare con il maggiore dell'Arma Rocco Papaleo che, pur facendo partire la segnalazione che ha portato all'arresto dei carabinieri, gli consigliò di cambiare aria: "Scappa o ti ammazzano, ti buttano nel Po”, gli avrebbe detto.

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