Il suo interrogatorio era il più atteso. L'appuntato 37 enne Giuseppe Montella non si è sottratto al confronto con gli inquirenti, si è difeso, ma ha anche fatto le prime ammissioni. "Non ho fatto tutto io", avrebbe detto a gip e pm riferendosi agli altri cinque colleghi, con cui è stato arrestato mercoledì scorso, che avrebbero tentato di scaricare su di lui tutte le responsabilità.

L'appuntato Montella, considerato dagli inquirenti al vertice di un sistema criminale che avrebbe coinvolto oltre ai militari della caserma Levante di Piacenza, ora sequestrata, anche alti gradi dell'Arma, sabato è stato ascoltato nel carcere cittadino 'Le Novate' nel quale è recluso.

Appuntato Montella, l'interrogatorio

Per tre ore, l'appuntato Montella ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste. Il suo legale, Emilio Solari, parlando ai giornalisti ha detto che l'assistito sarebbe stato collaborativo, nel pieno rispetto della giustizia, e che seguiranno altri chiarimenti. Sarebbe molto provato, anche perché il figlio 11enne avrebbe accesso ai giornali e leggerebbe ciò che scrivono sul padre. Durante l'interrogatorio di garanzia, avrebbe pianto.

Contro di lui e gli altri carabinieri arrestati, ci sono accuse gravissime: sequestro di persona, arresti illegali, tortura, peculato, traffico di droga, anche durante il lockdown. Crimini che sarebbero stati commessi sia per motivi affaristici che per accrescere il proprio prestigio professionale.

Lui e gli altri carabinieri infedeli avrebbero pestato persone fermate, spesso illegalmente, e si sarebbero appropriati della droga sequestrata per cederla poi a pusher di fiducia. Sotto il controllo proprio dell'appuntato Montella, spacciatori incaricati avrebbero immesso stupefacenti sequestrati sul mercato illegale di Piacenza.

"Si può sbagliare, si possono fare errori, per ingenuità, per vanità, per tante cose. Certe condotte possono avere rilevanza penale e chi ha sbagliato pagherà", ha detto il suo legale.

Montella avrebbe ammesso alcuni degli episodi contestatigli, eccetto festini in caserma con escort e trans, cercando di ridimensionare i fatti e di giustificare la sua condotta.

Sul pestaggio di un nigeriano, avrebbe detto che non ci sarebbe stata alcuna violenza, ma che l'uomo sarebbe caduto a terra durante un inseguimento. La foto in cui alcuni carabinieri e i fratelli spacciatori, Daniele e Simone Giardino, tutti arrestati, mostrano mazzette di banconote, sarebbe stata fatta in un bar e si riferirebbe a una vincita di 500 euro al Gratta e Vinci, risalente al 2016, e pubblicata su Facebook. Sul traffico di droga, in caserma e non, confermato agli inquirenti da un pusher marocchino, Montella avrebbe ammesso di aver iniziato l'attività illecita lo scorso gennaio, proprio quando sono iniziate anche le intercettazioni della Finanza, ricavandone 5 mila euro in tutto. Avrebbe detto di aver agito spinto dal bisogno di soldi per pagare le rate di un finanziamento e un mutuo per la casa.

Le indagini, finora, avrebbero fatto emergere un tenore di vita incompatibile con uno stipendio di 1960 euro, non giustificato da un'extra di 5 mila euro. Avrebbe, infine, detto che da parte dei vertici dell'Arma, specie del maggiore Stefano Bezzeccheri, indagato con obbligo di dimora, ci sarebbe stata una continua pressione per fare arresti, soprattutto di spacciatori.

Gli altri interrogatori

L'appuntato Salvatore Cappellano, per il gip l'elemento più violento della banda criminale, anche lui arrestato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri militari, gli appuntati Daniele Spagnolo, Angelo Esposito e Giacomo Falanga, hanno invece risposto ai magistrati: avrebbero scaricato le colpe sull'appuntato Montella, dichiarandosi estranei a violenze e spaccio.

Il comandante della stazione, il maresciallo Marco Orlando, posto agli arresti dominciliari, oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non ha risposto alle domande del gip, neanche la compagna dell'appuntato Montella: Marialuisa Cattaneo ha reso solo dichiarazioni spontanee negando coinvolgimenti nello spaccio di droga.

In arrivo i Ris in caserma

Oggi i pm Antonio Colonna e Matteo Centini che conducono l'indagine coordinata dal procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella, hanno svolto un sopralluogo nella caserma sotto sequestro per visionare documenti e verbali. In programma, nei prossimi giorni, un sopralluogo degli specialisti dei Ris.

Di solito, gli uomini del Reparto Investigazioni Scientifiche sono impegnati a fare rilievi e analisi su una scena del crimine.

Hanno ricevuto l’incarico di fare una perizia tecnica nella stazione dove sarebbero avvenuti gran parte dei reati, per cercare tracce biologiche ed ematiche quali prove dei presunti pestaggi.

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