La Corte di Cassazione si è pronunciata nella mattinata di giovedì 16 luglio in merito alla questione della vigilessa Anna Capponi, licenziata sette anni fa dopo aver presentato una denuncia per molestie nei confronti di alcuni colleghi. In particolare, Capponi aveva dichiarato di essere stata costretta a guardare un video spinto e a subire gli abusi del comandante dei vigili, mentre due sottoufficiali assistevano alla scena senza intervenire. Dopo varie udienze sono stati riconosciuti i diritti e le motivazioni della donna: il suo ricorso è stato accolto dalla Corte d'Appello dell'Aquila. Ora toccherà a quella di Ancona stabilire in via definitiva se sussista o meno la giusta causa per il licenziamento.

Il caso della vigilessa Capponi

La vicenda della vigilessa inizia nel 2013, quando la stessa accusa il comandante dei vigili urbani di Termoli, Franco Zaia e un altro vigile di abusi. Il gip Giovanni de Rensis decide di archiviare il caso e di indagare la donna per calunnia, perché non c'erano prove che le accuse rivolte ai suoi colleghi fossero fondate.

Capponi nel maggio del 2015 è condannata a 16 mesi per le calunnie relative alle molestie sessuali nei riguardi del comandante e del suo collega, mentre fu assolta dalle accuse di mobbing nei confronti del comandante e di altri due colleghi. Cadute le contestazioni a carico dei tre, partì il procedimento interno al Comune di Teramo che portò al primo licenziamento della donna, successivamente impugnato.

Verso la fine del 2014, la donna viene reintegrata, ma nel contempo si esprime la Cassazione per calunnia; nel novembre del 2015 viene deciso nuovamente per il licenziamento della vigilessa con un conseguente ricorso e un terzo reintegro, perché secondo il giudice si trattava della stessa vicenda. Ma l'amministrazione fa ricorso in appello e Anna Capponi viene di nuovo licenziata nell'agosto di due anni fa.

La sentenza di giovedì

La Corte di Cassazione ha posto la parola fine ad una questione travagliata che aveva causato gravi effetti psichici, fisici ed economici alla vigilessa Anna Capponi, influendo in maniera negativa sulla sua vita privata e famigliare. "Ho sempre appoggiato Anna Capponi - ha asserito la Consigliera di Parità della Provincia di Teramo, Monica Brandiferri - nella sua tormentata e difficoltosa vicenda, che l'ha davvero messa alla prova.

Ho apprezzato il suo spirito combattivo, che l'ha portata a non arrendersi mai per i propri valori. La nuova sentenza ha ribaltato definitivamente quella precedente, perché la Capponi non poteva essere licenziata. La vigilessa, in tutti questi anni è stata vittima di un accanimento giudiziario, nonostante abbia sempre cercato una conciliazione tra le parti. Ora, dopo tante sofferenze, potrà riprendere il proprio lavoro e vivere nella normalità".

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